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Welfare Re-Mix considerazioni a sostegno di un dialogo possibile tra bene comune e razionalità limitate

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10 Una è quella del frame economico che considera sostanzialmente le organizzazioni no profit come organizzazioni con finalità sociali, ma che per il resto devono funzionare come ordinarie imprese commerciali. Ogni originale contributo che qualifichi la vicinanza del terzo settore ai cittadini è qui sottostimato o svalutato. Le relazioni tra pubblico e terzo settore sono fatte ricadere in una prospettiva che ‘premia la produttività intesa in senso economico piuttosto che l’azione solidale in senso lato, dimostrando di considerare quest’ultima come un comportamento pur apprezzabile e da guardare con simpatia, ma ancora troppo primitivo per essere integrato con successo nel sistema economico e sociale più generale’ 2 (Fazzi, 1998, Donati 1997). La forza pervasiva di questa lettura è tale che sono frequenti persino nel terzo settore comportamenti pragmatici che la assumono. L’altra prospettiva percorribile, alternativa allo scenario economico, è quello del frame culturale, che individua nel settore no profit un soggetto dotato di autonomie progettuali e comportamentali che si muove in un sistema che ha interdipendenze sia con il mercato che con lo stato. Qui il terzo settore non è visto come una risorsa per le sue capacità di realizzare economie o muovere consenso, ma come soggetto che può dare un contributo al sistema di protezione sociale purché possa salvaguardare le sue specificità culturali. Il welfare mix come processo di co-costruzione chiede dunque a tutti i soggetti di valorizzare la propria cultura, ma anche di considerarla interdipendente da quella altrui, lasciandosene quindi contaminare. Quale che sia la strada che il welfare mix italiano (anzi, lombardo) si troverà a percorrere, proviamo ad indagare brevemente i due scenari di regolazione che, a vario titolo, sono stati percorsi nei due decenni precedenti: quello politico, più connotante gli anni ’80, e quello economico, consolidato nel decennio successivo. 1.1.2 Collusi o coesi? ‘Noi c’eravamo anche prima che i comuni cominciassero a fare i servizi’ ha orgogliosamente detto un volontario partecipando ad un dibattito comasco qualche tempo fa. Vale la pena di ribadirlo, in un momento politico sociale in cui il terzo settore gode fama di gran mercante. L’Italia si è affacciata già agli anni ’60 con una solida tradizione di impegno sociale, soprattutto di derivazione politica e religiosa. Nel decennio della contestazione, poi, forti movimenti collettivi, operai e studenteschi, hanno attraversato il Paese proponendo nuovi attori sociali, non più collaterali ai partiti e alla Chiesa. La società italiana si è così arricchita di presenze sociali varie ed articolate, molte delle quali con forte motivazione ed impegno sociale e solidaristico, che hanno sostenuto evoluzioni importanti anche nel campo dei servizi (un esempio per tutti: il rapporto tra il movimento femminista e la nascita dei consultori). 2 Fazzi 1998, p. 19
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Paini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Pianificazione del Territorio
  Corso: Master in Social Planning
  Relatore: Franca Olivetti Manoukian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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Parole chiave

co-costruzione
ente locale
legge 328/00
mercati sociali
partecipazione
politiche sociali
social planning
terzo settore
uffici di piano
welfare
welfare enti locali

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