Eretici e inquisitori medievali nell'opera di Cesare Cantù

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22 Parlamento lxxxvii , a legittimare la condanna delle pretese del ricco cittadino lionese e a inserirlo tra Gli eretici d’Italia. Nella seconda parte dell’articolo l’autore passa ad una breve sintesi di storia valdese, soffermandosi sulle sue origini. A differenza di una delle fonti principale cui attinge (lo stesso frate Predicatore di Bellaville scrive “Waldenses autem dicti sunt a primo heresis auctore, qui nominatus fuit Valdensis” lxxxviii ), Cantù pone la nascita di questo importante movimento ereticale prima della predicazione di Valdesio, adducendo come prova un manoscritto lxxxix di Cambrige che “vorrebbesi del 1100” xc dove, per la prima volta, compare il termine Vaudés: Que non vollía, ni jurar, ni mentir, Ni avourtar, ni ancire, ni prende de l’autrui Ni venjar de li sio endemie Illi dison quel és Vaudés, e degne de mourir xci . Come Samuel Morland, lo scopritore della Nobla Leiçon, anche Cesare Cantù, insieme a molti altri studiosi ottocenteschi, data il manoscritto 1100, interpretando erroneamente i versi 6 e 7 dello stesso poemetto: Ben ha mil e cent anç compli entierament Que fi [e]scripta l’ora; c’ar sen al derier temp xcii . Solo nel 1963 Amedeo Molnàr, in un suo breve saggio xciii , considerando l’ora “que fi scripta” il 324 d.C., anno della presunta Donazione di Costantino (324), e non l’inizio dell’era cristiana, perviene, aggiungendo 1100 anni, al 1424, data molto probabile per la composizione finale del poemetto xciv . Paradossalmente Cantù sposa, in questo caso, le tesi protestanti xcv di fine Settecento e inizi Ottocento che non riconoscevano in “Valdo” il padre fondatore dei valdesi e che Andrea Charvaz, l’allora cattolicissimo vescovo di

Anteprima della Tesi di Antonio Pirozzolo

Anteprima della tesi: Eretici e inquisitori medievali nell'opera di Cesare Cantù, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Pirozzolo Contatta »

Composta da 247 pagine.

 

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