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E-democracy come processo di coltivazione raffinata del consenso. La partecipazione ai processi decisionali nel policy making della P.A. locale

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CAPITOLO I – QUALE IDEALE DEMOCRATICO? 10 di sparire, ognuno deve farsi presente in prima persona, rendersi riconoscibile agli occhi del potere. Altrimenti non esiste”). Il giudizio di valore che Sartori dà sulla presunta massimizzazione dell’ideale partecipazionista veicolato dall’informatica tratteggia una democrazia come “arte di costringere il popolo a decidere su ciò che non capisce.” Carl Schmitt scrive a proposito della democrazia diretta nella sua forma deteriore (quella che mette il singolo in contatto con il potere immediatamente, in una relazione verticale) che “non vi sarebbe nessuna pubblica opinione, giacché l’opinione così concorde di milioni di privati non dà nessuna pubblica opinione, il risultato è solo la somma di tutte le volontà individuali” 22 : volonté de tous invece che volonté générale. Samuel P. Huntington ritiene che la partecipazione sia una delle cause immediate della crisi ed ingovernabilità delle democrazie, considerando quindi auspicabile una certo grado di apatia e di non coinvolgimento del popolo ai fini di un funzionamento efficiente dei sistemi politici democratici. 23 J. A. Schumpeter ci richiama alla realtà della caduta di rendimento del singolo oltre i confini del proprio settore di competenza e specializzazione, poiché “non v’è riscontro che nessuno può essere più di se stesso migliore giudice dei suoi propri interessi, vista la complessità sociale e l’inevitabile unilateralità e scarsa informazione del cittadino.” 24 A livello di senso comune politicizzato, vi è poi l’elitismo morettiano di quanti si sentono a loro agio nelle minoranze, perché, concordando con Søren Kierkegaard, “Truth always rests with the minority, and the minority is always stronger than the majority, because the minority is generally formed by those who really have an opinion, while the strength of a majority is illusory, formed by the gangs who have no opinion - and who, therefore, in the next instant (when it is evident that the minority is the stronger) assumes its opinion, which then becomes that of the majority, i.e., becomes nonsense...while truth again reverts to a new minority.” Dopo aver attraversato la storia del pensiero occidentale lungo il fil rouge della democrazia, trasferiamoci sul piano storico, per uno sguardo attento alle vicende storiche attraverso cui si è, di volta in volta, declinato l’uno o l’altro approccio teorico. Alessandro Pizzorno 25 ricostruisce sinteticamente le tre tappe dello sviluppo dei modi di costruzione della 22 Schmitt C. (1928) Verfassungslehr. Berlin 23 Huntington S. P. (1975) p. 14. Da Svensson Palle (1986), “La teoria democratica e la partecipazione politica: alcune note sulla funzione educativa della partecipazione politica“, in Transizione, n. 7/86, pp. 77-94 24 In Chiocchi A. (1997) Lo sguardo offuscato. 25 Pizzorno A. “La dispersione dei poteri”, intervento tenuto nell’ambito del Seminario di studi sull’Europa della Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco, Atti del Convegno Internazionale “Sfera pubblica e Costituzione europea”. Roma, 15-16 dicembre 2000.
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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Lopedote
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Grandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 279

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