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Esiti dell'esordio schizofrenico. Uno studio di follow-up a 5 anni nel Servizio Pubblico

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10 I sintomi di secondo rango sono invece esperienze anomale del paziente che possono completare la diagnosi, ma non caratteristiche della schizofrenia, perché riscontrabili anche in altre malattie. Essi includono i disturbi psicosensoriali, le intuizioni deliranti, la perplessità, i disturbi depressivi od euforici dell’umore, l’ottusità affettiva (Schneider K., 1955). I sintomi di primo rango costituiscono il primo tentativo di diagnosi operativa e sono destinati ad esercitare notevole influenza sull’elaborazione degli ICD (International Classification Deseases) e sui DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association (APA). Dalle diverse definizioni della schizofrenia date dalle tante scuole di pensiero che hanno affrontato questa patologia, è emerso il problema di creare un linguaggio comune in psichiatria, per evitare che coloro che formulavano la diagnosi, fossero in disaccordo sui parametri, abbassando così l’affidabilità diagnostica. Dagli anni ’70 sono quindi nati una serie di sistemi diagnostici basati sul presupposto che le diagnosi formulate in base al riscontro di segni e sintomi specifici e prestabiliti avessero maggiore probabilità di essere coerenti nel tempo e tra le persone; esempi sono i criteri di St. Louis (Feighner et al., 1972), il New Haven Schizophrenia Index (Astrachan et al., 1972), il Sistema Flessibile (Carpenter et al., 1973), i Criteri Diagnostici di Ricerca (Spitzer et al., 1975), ed i criteri di Taylor e Abrams (Taylor e Abrams, 1978). Poiché ognuno di tali sistemi definiva come schizofrenici pazienti
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Informazioni tesi

  Autore: Maria Luisa Borgioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Maurizio Ferrara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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