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Soldati, generali e gerarchi nella campagna di Grecia. Aspetti e tematiche di una guerra vista da prospettive differenti

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5 Il secondo canale, ufficioso, era legato al ministro degli esteri Galeazzo Ciano che aveva regolarmente scavalcato la diplomazia, per gestire la politica guerrafondaia contro Atene, appoggiato dal luogotenente generale del re in Albania Francesco Jacomoni, pronto ad orientare Mussolini, verso propositi bellicosi, ogni volta che le relazioni raggiungevano alti picchi di tensione. Mussolini rimase, in più occasioni, indeciso se attaccare o meno la Grecia; la questione dell’espansione tedesca verso la Romania e i Balcani fu la scintilla che gli fece sciogliere ogni dubbio a riguardo, anche se la “camarilla” legata al conte Ciano, fu sempre abile nell’aver buon gioco, ogni volta se ne presentava l’occasione. L’esercito peccò d’imprudenza nell’invasione. Il Capo di Stato Maggiore Generale Pietro Badoglio e il generale Mario Roatta si difesero sostenendo che il Duce aveva assicurato la copertura politica all’azione, che a suo giudizio sarebbe stata una passeggiata militare, trascurando i piani operativi, che consigliavano l’uso di un maggior numero di uomini e mezzi e non sottovalutavano le potenzialità dell’esercito greco. In generale gli alti comandi, anche al momento della dichiarazione di guerra, oltre che dare qualche timido consiglio a Mussolini, non si opposero mai fermamente. Anche sapendo i limiti dell’organizzazione e della potenza militare italiana, nessuno si impuntò, anteponendo al buon senso la paura di veder finita una brillante carriera. I soldati sopportarono l’intero peso della vicenda. Al prezzo d’immensi sacrifici riuscirono a tenere le posizioni e ad evitare l’espulsione dal territorio albanese, salvando il debole prestigio delle Forze Armate. Il partito fascista e l’intera struttura del regime vide il fallimento di vent’anni di retorica bellicista ed imperialista, svelando al popolo italiano la precarietà della costruzione mussoliniana. Se gli italiani esultarono nei momenti dell’Impero e del “posto al sole”, quando si trattava di combattere guerre coloniali, alle prime bombe cadute sulle città cominciarono a mettere in dubbio l’infallibilità del fascismo e del suo Duce. I gerarchi mobilitati, nelle loro trattazioni e memorie, evidenziarono questi fattori, anche se aspettarono il 25 luglio 1943, per cercar di rimediare alla situazione con la complicità dell’esercito e della casa sabauda, quest’ultima dal comportamento ancor più riprovevole, tanto gaudente alla prospettiva di nuove annessioni territoriali, quanto abile nello sganciarsi quando le cose mutavano al peggio. In conclusione l’intento di questa ricerca è stato quello di portare un contributo agli studi sulla campagna di Grecia, al fine di preservarne la memoria storica.
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Soldati, generali e gerarchi nella campagna di Grecia. Aspetti e tematiche di una guerra vista da prospettive differenti

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Informazioni tesi

Autore: Francesco Casati
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2005-06
Università: Università degli Studi di Milano
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Storia
Relatore: LuigiBruti Liberati
Lingua: Italiano
Num. pagine: 170

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