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Il ruolo degli investitori istituzionali nel processo di sviluppo delle Pmi. Il caso di una società operante nel settore fotovoltaico.

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9 prescindere dall’andamento dell’impresa. Queste sono le principali differenze tra le due tipologie di fonti. 2 Con la crescita del giro d'affari 3 , le risorse mobilitate dall'imprenditore finiscono per essere quasi interamente assorbire dalle esigenze di gestione operativa. Ne consegue, che difficilmente le imprese riescono a crescere oltre una certa soglia dimensionale, se non attraverso l’iniezione di risorse esterne in grado di fertilizzare l’intera organizzazione aziendale e di attivare quel processo di sviluppo tipico delle aziende eccellenti. Tale aggiunta di risorse gestionali e finanziarie però è resa ardua da un paio di ulteriori connotazioni delle nostre PMI. Innanzitutto, la presenza dell'imprenditore fondatore è ancora maggioritaria e sfortunatamente essa si identifica troppo spesso con una sfiducia verso le competenze gestionali altrui e con una scarsa abitudine alla delega di responsabilità, fuori da operazioni operative. In seconda battuta, diversamente dalle loro concorrenti internazionali, le imprese italiane non sanno ancora sviluppare un rapporto con le fonti più diffuse di capitale, vale a dire il Private-Equity e la Borsa. Basti citare che su quasi 6 milioni di imprese esistenti nel nostro paese meno di 1200 vedono la presenza di investitori istituzionali nel capitale di rischio. Inoltre, secondo una stima di Borsa Italia 4 , in Italia vi sarebbero oltre 1200 imprese potenzialmente quotabili, mentre negli ultimi 10 anni il numero delle IPO ha raggiunto il numero di 160 (nell’ultimo anno il mercato londinese ne ha registrate quasi il doppio). Questa limitata propensione ad allargare la compagine, dipende, sia dalla psicologia di alcuni imprenditori, sia dalla ancora ridotta notorietà del Private Equity tra le PMI; nonché da una diffidenza verso questa categoria di investitori. Le imprese in fase espansiva cercano un crescente fabbisogno finanziario da soddisfare mediante debiti finanziari. Purtroppo il debito bancario evidenzia i suoi limiti propri in situazioni di crescita rapida, qui entrerebbe il gioco il Private Equity, che dovrebbe permettere alle imprese di superare i limiti della capacità di finanziamento dei loro soci. 2 È opportuno precisare che questa distinzione è semplicistica, basti pensare che, con la riforma del diritto societario (d.leg 6/2003) c’è la possibilità per le S.p.a. di emettere vari strumenti finanziari (cd strumenti finanziari partecipativi) con un diverso grado di diritti patrimoniali e amministrativi a libera discrezione dello statuto. Questo da la possibilità di emettere strumenti finanziari che possono presentare peculiarità sia del capitale di rischio che di debito. 3 Giorgio Pellati, Valutazione di una società in fase di start-up, da Contabilità Finanza e Controllo, numero 4-2006. 4 www.borsaitaliana.it
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Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Bologna
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Antonella Angelini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

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