Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Università e Comunicazione: i casi di Ferrara e Pavia a confronto

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

4 INTRODUZIONE Tra le pagine dei quotidiani, tra i siti internet e tra i cartelloni pubblicitari fa capolino e cerca di farsi spazio un nuovo soggetto/oggetto di pubblicità. Nuovo perché riguarda un’istituzione che fino ad ora non si era ancora preoccupata di rendersi visibile: l’Università. Da quando l’Università “di massa”, già esistente dagli anni ’70, si è differenziata a seguito della maggior autonomia avuta a partire dagli anni ‘90, si è prospettata la necessità anche per le Università di diventare competitive e segnalare la propria identità ai potenziali studenti allo scopo di essere scelte. Questa nuova necessità delle Università nasce da due fondamentali processi di innovazione normativa che riflettono i valori, le domande e gli orientamenti tipici delle società post-fordiste 1 : In Italia a partire dagli anni 70’ la società ha richiesto all’Università di accogliere più studenti sulla base della retorica egualitaria tipica del periodo: fu questa “la prima grande svolta, con la liberalizzazione degli accessi e la conseguente trasformazione dell’Università in istituzione di istruzione di massa” 2 . Dopo alcune leggi di riforma tra il 1989 e il 1993 3 , con cui si cercava di porre rimedio alle inefficienze dell’Università (scarsa produttività, alto tasso di abbandoni, eccessiva rigidità e omogeneità curricolare), viene avviato nel 1996 un nuovo processo di riforma che sta indirizzando l’Università italiana verso una fase di cambiamento, in sintonia con il protocollo di armonizzazione dell’istruzione superiore pensato dai ministri dell’Istruzione di tutti i paesi europei. Questo progetto prevedeva: 1. l’articolazione della struttura curricolare su due livelli (3+2); 2. l’introduzione e l’impiego del sistema di crediti al fine di incentivare la mobilità degli studenti e per prevenire al mutuo riconoscimento delle esperienze formative e dei titoli di studio; 3. la creazione di un sistema d’istruzione superiore e sistemi di ricerca che convergano a livello europeo. 1 M. Vaira, “Le radici istituzionali della riforma universitaria”, in Rassegna italiana di Sociologia, n°4, 2001, pp.625- 653; M. Vaira, “Verso un’Università post-fordista? Riforma e ristrutturazione organizzativa nell’Università italiana”, in Rassegna italiana di Sociologia, n°3, 2003, pp.337-352; M. Vaira, “Riforma e cambiamento organizzativo nell’Università Italiana. Una prospettiva post-fordista” (versione originale in greco), in Episteme Kai Koinonia, n°14, 2005, pp.86-118. 2 M. Vaira, op. cit, 2005, p.86. 3 In questi anni era cresciuta l’attenzione verso i rapporti università-impresa, sia da parte della politica, che da parte del mondo imprenditoriale e industriale. La stagione riformistica di questi anni è caratterizzata dalle seguenti leggi: L.168/89 che istituisce il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e che attribuisce agli atenei autonomia statuaria; L.341/90 con cui si riformano gli ordinamenti didattici; L.390/91 sul diritto allo studio. Le tre leggi fanno parte della cosiddetta Riforma Ruberti che però non ebbe effetti concreti e immediati. Non vanno poi dimenticate le successive leggi finanziarie per il 1994, il 1996 e per il 1997. La L.537/93 “Interventi di finanza pubblica” ha introdotto il modello del lump sum budget con cui le università poteva decidere autonomamente come allocare le risorse avute, avere una limitata autonomia nel definire l’ammontare delle tasse, hanno istituito l’Osservatorio per la valutazione del sistema nazionale universitario; inoltre con le leggi finanziarie successive venne abolita la pianta organica delle università lasciando autonomia alle università su come investire le proprie risorse in relazione al personale e smantellava il sistema centralizzato con cui il Ministero definiva il numero dei docenti dei diversi livelli. Infine venne data al Ministero dell’Università la possibilità di separare organicamente gli atenei che avessero superato la soglia di 40.000 iscritti.

Anteprima della Tesi di Linda Finardi

Anteprima della tesi: Università e Comunicazione: i casi di Ferrara e Pavia a confronto, Pagina 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Linda Finardi Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1809 click dal 14/02/2007.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.