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Le politiche del lavoro in un'ottica di genere

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11 [avessero] incidenza diretta sull’instaurazione o sul funzionamento del mercato comune” (art. 100). Sebbene in questa prima fase le donne vengano in rilievo solo come potenziali elementi di distorsione della concorrenza, anziché come soggetti discriminati, il passaggio dalle affermazioni di principio all’attuazione non è stato né rapido né facile; lo dimostra il fatto che, nonostante l’inadempienza degli Stati membri nel recepire la normativa comunitaria, le prime iniziative risalgono a circa 20 anni dopo la nascita della CEE. Infatti è solo del 1974 la Risoluzione del Consiglio dei Ministri che, nell’ambito di un Piano Sociale d’Azione, introduce azioni dirette a realizzare la parità di trattamento fra uomo e donna e, nelle materie considerate (accesso al lavoro, formazione, promozione professionale, condizioni di lavoro, salute e sicurezza dei lavoratori), i primi standard minimi e la spinta verso una collaborazione fra paesi. In seguito, grazie anche all’intervento sempre più attivo della Corte di giustizia europea, il principio di non discriminazione viene collegato agli obiettivi sociali del Trattato 4 e inizia così a vedere esteso (lentamente) il suo significato attraverso l’adozione di Direttive 5 , le prime delle quali recepiscono sentenze della Corte stessa. La Direttiva 75/117/CEE 6 si inserisce nel dibattito circa l’interpretazione e la portata dell’art. 119, chiarendo che il principio della parità salariale è da intendersi sia letteralmente “per uno stesso lavoro” sia nel senso più ampio “per un lavoro al quale è attribuito uguale valore” (comparable worth). Può sembrare una specificazione di poco conto, ma occorre pensare a quanto il lavoro femminile fosse tenuto in scarsa 4 La CGE nella sentenza Defrenne II, 8 aprile 1976, causa 43/75, afferma infatti che la Comunità “non si limita all’unione economica, ma deve garantire al tempo stesso, mediante un’azione comune, il progresso sociale e promuovere il costante miglioramento delle condizioni di vita dei popoli europei” [citazione riportata in Mengozzi, 1997, p. 330]. 5 Si tratta di provvedimenti vincolanti aventi carattere generale che però necessitano (a differenza dei Regolamenti) di essere recepiti negli ordinamenti nazionali. Le Direttive indicano gli obiettivi ed i tempi per raggiungerli, ma lasciano agli Stati la libertà di decidere sulle forme e sui modi di attuazione. 6 Il provvedimento si occupa del riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all’applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra lavoratori e lavoratrici.
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Le politiche del lavoro in un'ottica di genere

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Benini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Elisabetta Gualmini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 249

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