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Competenze amministrative e sussidiarietà

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4 regolazione pattizia fra i diversi gruppi, secondo la quale il gruppo o l’istanza sociale inferiore accetta di essere sostituita da quella superiore solo nello svolgimento dei compiti che ritiene al di sopra delle proprie possibilità. Questa tradizione di pensiero non ha, tuttavia, costituito la corrente principale della filosofia politica europea. Essa è rimasta una corrente apparentemente soccombente rispetto alla opposta linea di pensiero, accentratrice e assolutista, fondata sull’esaltazione dell’onnipotenza dello Stato. Una progressiva riduzione del pluralismo sociale si è storicamente verificata con il processo di accentramento della sovranità e l’introduzione, con lo Stato assoluto, della nozione giuridica di Stato moderno. Ma è con la Rivoluzione francese e l’affermazione del giacobinismo che l’ostilità verso il pluralismo diventa radicale (fino a che si arriva in Francia alla sua abolizione per legge: Loi d’Allarde del 2-17 marzo 1971 e Loi Chapelier del 14-17 giugno 1971 3 ). Proprio nel momento storico in cui il pluralismo tocca il suo livello più basso, viene tuttavia percepita con maggiore consapevolezza la necessità di una teorizzazione sociale del principio di sussidiarietà 4 . 3 Nel 1971, attraverso la Loi d’Allarde e la Loi Chapelier, il legislatore giunse, infatti, a neutralizzare le attività delle organizzazioni senza scopo di lucro, sopprimendo le corporazioni, le società benefiche ed educative, le organizzazioni di lavoratori: la nazione doveva essere la sola associazione legittima. Si decretò, pertanto, che la sfera pubblica poteva assistere solo gli indigenti. In nome della difesa dell’interesse generale e della libertà del lavoro, veniva interdetto ad ogni cittadino di difendere gli interessi comuni della stessa professione (in particolare, con la Loi d’Allarde del 2 marzo 1791 venne sancita la soppressione delle corporazioni, dei gruppi professionali, dei dazi e delle sovvenzioni, e la creazione delle patenti per l’esercizio delle professioni; con la Loi Chapelier del 14 giugno 1791, poi, si vietarono gli scioperi e le coalizioni operaie). 4 Cfr. G. Vittadini, Sussidiarietà. La riforma possibile, Milano, 1998, secondo il quale «C’è in ogni caso da sottolineare la valenza antitotalitaria della sussidiarietà che viene ad assolvere una funzione storica analoga a quella che per tanti secoli ha svolto il richiamo al diritto naturale. Come il richiamo al diritto naturale, infatti, consentiva di difendere i valori originari della persona dalle prepotenze del potere dei tiranni, così il richiamo al principio di sussidiarierà consente di affermare la preminenza della persona contro la pretesa moderna del potere statale di porsi come l’esclusiva fonte di conoscenza dei bisogni dell’individuo e, quindi, come l’unica autorità in grado di rispondere a questi in modo adeguato. Così la sussidiarietà contesta radicalmente ogni tentativo “giacobino” da parte di chi si sente interprete della verità del mondo e dall’alto pretende di imporre violentemente la propria ideologia. Da questo punto di vista l’affermazione del principio
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Competenze amministrative e sussidiarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Cena
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberto Caranta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 293

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Parole chiave

amministrativo
articolazioni territoriali
costituzionale
funzioni
orizzontale
poteri sostitutivi
sussidiarietà
verticale

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