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Competenze amministrative e sussidiarietà

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6 esperienze rivoluzionarie, avevano cominciato il processo di smantellamento degli antichi istituti dell’anciem regime 6 – Pio XI promulgò il 15 maggio 1931 l’Enciclica “Quadragesimo anno”, nella quale viene valorizzato per la prima volta in modo espresso il principio di sussidiarietà, con una formulazione considerata ancora oggi classica 7 e che merita quindi di essere citata testualmente. Dopo aver constatato che, a causa dell’individualismo, «Le cose si trovano ridotte a tal punto che, abbattuta e quasi estinta l’antica ricca forma di vita sociale, svoltasi un tempo mediante un complesso di associazioni diverse, restano di fronte quasi soli gli individui e lo Stato. E siffatta deformazione 6 Con specifico riferimento al principio di sussidiarietà, cfr. A. Colombo - S. Zaninelli, Stato e formazioni sociali nell’Italia contemporanea: storia di una competenza negata, in Sussidiarietà. La riforma possibile, cit., pp. 5 ss., secondo cui «l’equilibrio tipico del pluralismo politico medievale, nel quale erano le comunità originarie a sostanziare e a rappresentare l’universitas del popolo di fronte al sovrano, venne progressivamente a rompersi con la nascita e l’affermazione dello Stato moderno, per il quale l’autonomia delle formazioni sociali è configurata non più come una risorsa, quanto piuttosto come un ostacolo da eliminare». 7 Cfr. I. Massa Pinto, Il principio di sussidiarietà, cit., secondo la quale «E’ la proclamazione di una sussidiarietà che si potrebbe definire “esterna”, per distinguerla da una “interna”, che pure esiste in quanto riferibile alle medesime istituzioni ecclesiastiche. La qualificazione della sussidiarietà che qui si propone come “esterna” o “interna” è sempre riferita al punto di vista – quello della Chiesa cattolica – che originariamente l’ha invocata. Per quanto riguarda il significato “interno” occorre ricordare che il 20 febbraio 1946, in un “discorso ai nuovi cardinali sulla funzione della Chiesa per la ricostruzione della società umana”, dopo un preciso richiamo al principio di sussidiarietà formulato dal suo predecessore, il pontefice Pio XII affermò che tale principio è valido per “per la vita sociale in tutti i suoi gradi, ed anche per la vita della Chiesa, senza pregiudizio della sua struttura gerarchica” [in AAS 38 (1946), p. 145]. In entrambi i casi la formula lessicale è dunque di matrice cattolica: nel primo, il principio è invocato dalla Chiesa per qualificare come meramente compensativo e ausiliario l’intervento degli organismi sociali maggiori – per lo più dello Stato o di istituzioni utilitaristiche organizzate – a favore dei gruppi sociali minori; nel secondo, il principio è invocato dalla Chiesa stessa per qualificarlo come valido pure per la sua stessa organizzazione interna». E ancora: « In ogni caso, il principio di sussidiarietà è espressamente richiamato nella prefatio al codice di diritto canonico del 1983 tra i principi normativi di fondo enucleati come guida per la riforma dell’intero codice: “4) Affinché il Supremo Legislatore e i Vescovi prestino la loro concorde opera nella cura delle anime e l’ufficio dei pastori appaia in forma più positiva, diventino ordinarie le facoltà di dispensa dalle leggi generali che finora erano considerate facoltà straordinarie, riservando alla Suprema Autorità della Chiesa universale e alle altre autorità superiori soltanto quelle cause che, per il bene comune, esigano una eccezione. 5) Si badi opportunamente al principio che deriva dal precedente, e che si chiama il principio di sussidiarietà, da applicare tanto più nella Chiesa, in quanto l’ufficio dei Vescovi con le potestà annesse è di diritto divino. In forza di questo principio, mentre si mantengono l’unità legislativa e il diritto universale e generale, si propugnano anche la convenienza e la necessità di provvedere all’utilità dei singoli istituti, in modo speciale, attraverso i diritti particolari e una sana autonomia della potestà esecutiva particolare ad essi riconosciuta. Fondandosi adunque sul medesimo principio, il nuovo Codice demandi, sia ai diritti particolari, sia alla potestà esecutiva, ciò che non è necessario all’unità della disciplina della Chiesa universale, cosicché si provveda opportunamente al cosiddetto sano “decentramento”, allontanando il pericolo della disgregazione o della costituzione di Chiese nazionali”» (pp. 10-13).
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Competenze amministrative e sussidiarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Cena
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberto Caranta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 293

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Parole chiave

amministrativo
articolazioni territoriali
costituzionale
funzioni
orizzontale
poteri sostitutivi
sussidiarietà
verticale

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