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Società sorvegliata: i nuovi media, privacy e videosorveglianza come strumenti del controllo sociale

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riferiscono in un certo senso alle mete, in quanto regolano le modalità con le quali tali scopi possono essere raggiunti; dunque ponendo un criterio di accettabilità dell’agire. Mete e norme operano, secondo la teoria di Merton, congiuntamente, ma non si collocano in costante relazione, e soprattutto non sono mai in uniformità. Perché si mantenga equilibrio fra le due componenti è necessario che operino “soddisfazioni risultanti dal raggiungimento delle mete, e soddisfazioni risultanti direttamente dai canali istituzionali [..]”. Perciò il comportamento deviante viene inteso da Merton come conseguenza di una inadeguata distribuzione degli incentivi per l’adempimento degli obblighi di status, sarà in altri termini “sintomo della dissociazione” fra mete e norme 13 . Procedendo nel ragionamento viene specificato che “nessuna società manca di norme che governino la condotta. Ma “le società differiscono secondo il grado in cui [..] i controlli istituzionali sono effettivamente integrati rispetto alle mete”. Si possono così avere sviluppi per cui l’investimento di importanza nei confronti delle mete sia tale da giustificare anche una mancata attinenza alle norme (e Merton cita l’esempio della sua contemporanea società americana), sviluppando poi quel concetto e situazione assieme, di derivazione Durkheimiana, di anomia, cioè tendenza all’assenza di regole 14 . Questa posizione, che sottolinea dunque come la devianza sia, prima di tutto, fenomeno sociale, può essere integrata dall’analisi che T.Parsons compie sul conflitto di ruolo come generatore di conseguenze di fattori devianti. “Il soggetto agente si trova esposto a gruppi contrastanti di aspettative legittimante di ruolo, in modo tale che non è concretamente possibile l’adempimento delle une e delle altre” 15 , generando di conseguenza una difficoltà di adattamento a tale duplice ordine, e quindi una fonte di frustrazione che può sfociare in devianza. Risulta così chiaro come l’origine della devianza venga intesa, qui anche da Parsons, sebbene poi la sua analisi segua criteri più afferenti alla teoria psicanalitica, come mancanza di una buona integrazione del sistema sociale, che la riflette poi sull’ego, cioè sui singoli soggetti. La devianza, perciò, ripetiamo, come fenomeno prima di tutto sociale. Cruciale, a questo punto, è chiedersi come, nel concreto si generi la motivazione deviante, e ancora Parsons può essere preso come riferimento. Il sociologo statunitense sostiene infatti che, nel processo di interazione sociale, sia l’alter che l’ego, figure prese in prestito dalla psicanalisi che raffigurano il rapporto primario di interazione, hanno interiorizzato un determinato modello normativo di valore. Perciò la mancanza di adempimento di date aspettative, come già visto, produce uno “stato di tensione” che si 13 Cfr. R.K.Merton, “ Analisi della struttura sociale”, PP- 298-302 14 Cfr.Ibidem,PP 304-306 15 Cfr. T.Parsons, “Il sistema sociale”, Milano, Ed. Di Comunità, 1965, PP 289-290
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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Farinelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Marino Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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