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Per una democrazia radicale: da metodo a ideale normativo

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7 un giudizio di natura politica” ( ivi, pag. 209 ). Ma, poiché queste condizioni non si verificano, non si può affermare che il cittadino abbia effettivamente la possibilità di emettere un giudizio vincolante sull’operato dei suoi rappresentanti, e, comunque, si tratta sempre di un dissenso o di un consenso che sopravvengono dopo che i rappresentanti hanno ormai agito: in altre parole, il cittadino non è soggetto attivo, nel migliore dei casi reagisce. Per questi motivi è stata più volte sostenuta la necessità di un mandato vincolato, che permetterebbe un maggiore controllo sull’operato dei rappresentanti e, a mio parere, una maggiore democraticità; tuttavia, non appena viene prospettata una tale eventualità, vengono sollevate da più versanti numerose obiezioni, riconducibili essenzialmente all’osservazione che i comuni elettori generalmente non sono in grado di tradurre i propri interessi in una coerente domanda politica o sono insufficientemente informati sui processi e gli attori della vita politica, e, pertanto, non hanno la capacità di emettere un mandato imperativo ed esercitare un’adeguata vigilanza sui deputati (queste le considerazioni di Domenico Fisichella, 1996, pp. 21-23). Eppure, chi sostiene questi argomenti sembra dimenticare che gli attori della vita politica sono, o quantomeno dovrebbero essere, proprio i “comuni” cittadini e che, per quanto possa essere attendibile il dato relativo alla scarsa informazione di costoro, non è certo un fatto imputabile alla loro volontà, bensì a quella dei mass media, i quali, per motivazioni non certo casuali visto l’intreccio che ormai lega potere mediatico e potere politico, fin troppo spesso fungono da fonte d’intrattenimento/distrazione, quando non addirittura di intenzionale occultamento, piuttosto che di (oggettiva) informazione. Inoltre, la tesi relativa all’incapacità del cittadino di formulare una richiesta politica mi sembra frutto di elitarismo e presunzione: equivale ad asserire che egli “può magari sapere ciò che vuole, ma può non rendersi conto di ciò di cui ha bisogno”( Eulau e Karps, 1978, pag. 63) e, di conseguenza, porta a considerare il rappresentante come (discutibile) interprete degli interessi e non esecutore della volontà degli elettori. D’altra parte, ma in modo del tutto speculare, la rappresentanza viene spesso giustificata ricorrendo alla tesi che gli “esperti” in politica avrebbero il diritto di governare perché unici soggetti competenti, oppure, il che è lo stesso, all’idea della differenziazione funzionale dei ruoli sociali, per cui ad alcuni
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Per una democrazia radicale: da metodo a ideale normativo

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Vargiu
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: MarinaLalatta Costerbosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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