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La salute come diritto fondamentale e interesse collettivo

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8 1.3.1 Diritti sociali: evoluzione e influenza sulla moderna concezione del diritto alla salute I diritti sociali nascono come diritti relativi a prestazioni positive dunque inattuabili in mancanza dell’intervento del legislatore il quale deve apprestare gli strumenti normativi necessari per permettere la loro realizzazione18. La dottrina tradizionale più risalente pone i diritti sociali in paragone-opposizione con i classici diritti di libertà (per i quali si intendono sostanzialmente tutte le libertà fondamentali elencate nel titolo primo della Costituzione art. 13, 14, 15 e seguenti); affermava infatti la diversa natura giuridica delle due schiere di diritti e da questa faceva discendere la subordinazione dei diritti sociali rispetto alle libertà fondamentali. Riguardo la natura giuridica, la dottrina sottolineava l’indubbio legame dei diritti sociali con il principio di uguaglianza sostanziale sancito all’art. 3, comma secondo, della Costituzione. Ciò portava alla conclusione che le norme sui diritti sociali non fossero altro che norme “programmatiche”19, 18 Sul punto si veda BALDASSARRE, A., Diritti sociali (ad vocem), in Enc. Giur. cit. 3. ove sono riportate due teorie sue diritti sociali, le quali sono concordi nel negare che “tali diritti possano avere una immediata tutela e una diretta azionabilità”. Secondo l’autore “l’una e l’altra (delle teorie che espone) esigono il necessario intervento del legislatore, in base al quale, soltanto quei diritti possono prender forma e tradursi in determinate pretese giuridiche. Infine perché, non esistendo alcuno strumento giuridico in grado di costringere il legislatore ad adottare determinati provvedimenti, ambedue le teorie finiscono in sostanza per riconoscere alle dichiarazioni sui diritti sociali un valore essenzialmente politico-costituzionale. Si comprende così l’unanime consenso con cui i giuristi di Weimar negavano che i “diritti sociali”potessero in qualche modo porsi sullo stesso piano dei classici “diritti di libertà”: rispetto a questi essi si ponevano su un livello sicuramente inferiore, sia sotto il profilo della tutela e delle garanzie, sia (e ciò è particolarmente importante), sotto il profilo del loro rango(che era per i “diritti sociali” sostanzialmente legislativo, non già costituzionale)”. 19 Cfr. CRISAFULLI V., Le norme “programmatiche” della Costituzione, in La Costituzione e le sue disposizioni di principio., Milano 1952, 75, nel quale l’autore non abbraccia in toto la dottrina tedesca che depotenzia completamente i diritti sociali, ma riconosce a questi una peculiare precettività. Infatti afferma che le norme sui diritti sociali, sebbene non regolano “direttamente le materie cui pure si riferivano” si reputano dirette a disciplinare “propriamente l’attività statale in ordine a dette materie” per soddisfare determinati interessi. Da ciò ne scaturisce il riconoscimento di posizioni costituzionali di vantaggio, anche se attenuate: i cd. interessi costituzionalmente protetti. Tali situazioni sarebbero analoghe a quelle dell’interesse legittimo nel diritto amministrativo a causa della loro efficacia solo strumentale. Questa ricostruzione, se da una parte ha il pregio di attribuire un rango
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La salute come diritto fondamentale e interesse collettivo

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bassanelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Federica Mannella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 250

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