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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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10 Carmelo Bene accoglie pienamente questo rifiuto del teatro occidentale come catena di rappresentazioni, nella convinzione che «Una scena che si limita a illustrare un discorso non è più propriamente una scena (e che) il rapporto che la lega alla parola è la sua malattia» 16 . La particolare operazione eseguita da Bene nei confronti del testo è stata analizzata da Deleuze nel saggio Un manifesto di meno, in Sovrapposizioni, testo pubblicato nel 1978 e primo di alcuni scritti (appendici e prefazioni) che il filosofo francese dedicherà alla pratica teatrale di questo artista 17 . Nella prima delle cinque sezioni in cui il testo è suddiviso, intitolata Il teatro e la sua critica, Deleuze analizza proprio la questione dell’eccessiva importanza da sempre attribuita al testo originale, fondamento di ogni messa in scena, al quale ogni interprete successivo si limiterebbe ad aggiungere degli elementi; così stigmatizza la questione lo stesso Bene: «Non sarà mai più concepibile una CRITICA che non sia al tempo stesso OPERAZIONE CRITICA, ma OPERAZIONE CRITICA TAUMATURGICA, cioè OPERA D’ARTE […] L’artista non è ALTRI dal CRITICO» 18 . Ciò che sottende ad una tale affermazione è la volontà di Bene di giustificare e motivare l’operazione da lui condotta nei confronti dei classici, rifiutando l’identificazione della sua arte con la critica, laddove essa sia intesa come giudizio, mediazione, «intervento estraneo» realizzato su opere del passato, e riabilitando invece l’utilizzo del termine come matrice creativa, come produzione di novità, e in nessun caso invece come reiterazione del vecchio o riscrittura che scada nella tautologia. L’operazione critica com’è intesa in questo saggio di Deleuze, e come la intende lo stesso Bene, ha come suo fondamentale presupposto la messa in 16 Ivi, pp. 13. 17 La conoscenza tra i due avviene a Parigi nel 1977, periodo in cui Carmelo Bene porta in scena Romeo e Giulietta e S.A.D.E. all’opéra Comique. Da quell’incontro nascono una collaborazione e un’amicizia duratura: sarà proprio nel corso di uno dei loro succesivi incontri che Bene esporrà a Deleuze un suo futuro progetto, il Riccardo III, e questi deciderà di scrivere un testo su di uno spettacolo che non aveva ancora visto. 18 C. Bene, L’orecchio mancante, Feltrinelli, Milano 1970, pp. 169 (maiuscolo nel testo).
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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bonifacio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maddalena Mazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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