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La tutela della professionalità del lavoratore

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4 trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. L’articolo si chiude statuendo che ogni patto contrario è nullo. La portata dell’art. 2103 c.c. deve essere inquadrata nell’ambito dei principi che formano la disciplina del rapporto di lavoro nel contesto del codice civile. E qui, non può tacersi il principio gerarchico che rappresenta la fonte del cosiddetto potere direttivo dell’imprenditore. Certamente, questa connotazione gerarchica può essere più o meno accentuata a seconda della fisionomia dell’impresa e delle professionalità dei lavoratori destinatari del potere direttivo. Infatti, quando l’art. 2086 c.c. sostiene che l’imprenditore è il capo dell’impresa e che da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori, gli attribuisce il potere direttivo cui inerisce la prerogativa di impartire e di far impartire le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro. Nell’ambito delle prerogative datoriali, quindi, rientra anche il potere di adibire il prestatore di lavoro a mansioni diverse, potere meglio denominato come ius variandi 1 . Tuttavia si rileva che, seppure il lavoratore subordinato si è obbligato a collaborare alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore, lo ius variandi, sulla base della previsione dell’art. 2103 c..c, non è assoluto ma è assoggettato ai limiti previsti dal predetto articolo e che possiamo riepilogare come segue: 1 In realtà, in merito alle teorie sull’esistenza o meno dello ius variandi, si segnala la posizione oramai isolata, di un autorevole studioso, Giuseppe Suppiej, il quale parte dalla considerazione che il nuovo testo dell’art. 2103 non contiene più alcun riferimento all’imprenditore. Il vecchio testo diceva “l’imprenditore può” perciò chiaramente non poteva riferirsi che ad un potere unilaterale dell’imprenditore. Ma questa formula è scomparsa. L’articolo ora si limita ed equiparare alle mansioni d’assunzione, quelle mansioni “corrispondenti alla categoria superiore che il lavoratore abbia successivamente acquisito” e “le mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte”, cosicché i tre tipi di mansioni diventano oggetto di un dovere del datore. Secondo tale studioso quindi,è lecito dedurre da una norma che parla soltanto di un dovere dell’ imprenditore, l’inesistenza di un potere. Se il legislatore ha soppresso una norma dalla quale dipendeva l’esistenza di u potere, è segno che ha inteso sopprimere il potere stesso.
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La tutela della professionalità del lavoratore

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Informazioni tesi

  Autore: Marianna De Paoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Marco Tremolada
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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Parole chiave

danno esistenziale
demansionamento
dequalificazione professionale
limiti al potere datoriale
mobbing
tutela professionalità

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