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La tutela della professionalità del lavoratore

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6 Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale devono considerarsi equivalenti le mansioni che consentono al lavoratore l’utilizzo del complessivo bagaglio di nozioni ed esperienza acquisito nella fase precedente del rapporto, nonché l’eventuale affinamento e arricchimento del patrimonio professionale già acquisito 3 . E’ opinione consolidata che l’indagine comparativa tra le vecchie e le nuove mansioni debba essere svolta non solo in base ad una criterio formalistico – riferito al livello di inquadramento contrattuale o all’area professionale – ma anche, sotto il profilo sostanziale, in riferimento al contenuto, alla natura e al modo di svolgimento della prestazione lavorativa effettivamente posta in essere dal dipendente. Di conseguenza, anche se le nuove mansioni si inquadrano nel livello contrattuale corrispondente a quelle in precedenza esercitate, l’indagine giudiziale non deve arrestarsi a tale astratta comparazione, ma deve altresì accertare se le nuove mansioni consentano di salvaguardare la competenza e la professionalità maturate nella fase precedente del rapporto 4 . L’interpretazione rigidamente garantista della norma codicistica si pone tuttavia in contrasto con le attuali esigenze imprenditoriali di una sempre maggiore flessibilità nell’utilizzazione delle prestazioni lavorative. Una moderna gestione del personale deve perseguire il coinvolgimento di tutti i dipendenti nelle politiche aziendali ed un costante accrescimento della loro professionalità mediante un’attività di formazione attenta a trasmettere 3 Cfr. Cass. 4 ottobre 1995, n. 10405 secondo cui l’art. 2103 c.c. è “teso a far salvo il diritto del lavoratore alla utilizzazione, al perfezionamento ed all’accrescimento del proprio corredo di nozioni, di esperienza e di perizia acquisite nella fase pregressa del rapporto”. 4 Cfr. Cass. 18 maggio 2001, n. 6856: “Il giudice deve stabilire se le mansioni effettivamente svolte finiscano per impedire la piena utilizzazione e l’arricchimento della professionalità acquisita nella fase pregressa del rapporto, tenendo conto che non ogni modifica delle mansioni si traduce automaticamente in una dequalificazione, in quanto tale fattispecie implica una sottoutilizzazione del lavoratore e un impoverimento della sua professionalità”.
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Indice dalla tesi:

La tutela della professionalità del lavoratore

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Informazioni tesi

Autore: Marianna De Paoli
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2004-05
Università: Università degli Studi di Padova
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Scienze giuridiche
Relatore: MarcoTremolada
Lingua: Italiano
Num. pagine: 46

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Parole chiave

danno esistenziale
demansionamento
dequalificazione professionale
limiti al potere datoriale
mobbing
tutela professionalità

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