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La figura della donna attraverso l'analisi di due riviste femminili del periodo fascista: Il Giornale delle Donne e La Donna, 1921-1935

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6 mobilitazione patriottica poteva apparire alle donne come un’occasione per spezzare il recinto di inferiorità, per abbattere lo steccato che le confinava esclusivamente nei ruoli familiari e domestici”. 12 In Italia, i motivi nazionalistici avevano incontrato crescenti consensi nel filone femminista borghese a partire dalla campagna di Libia. “L’involuzione moderata aveva maggior spessore nelle organizzazioni che facevano capo al Consiglio Nazionale delle Donne ed, in particolare, nella Associazione per la Donna, dove operava tra le principali dirigenti, Teresa Labriola”. 13 Non soltanto le organizzazioni di stampo borghese e aristocratico appoggiarono la guerra; anche le associazioni cattoliche sostennero l’intervento, richiamando ogni donna a ricoprire il ruolo di madre, sposa e consolatrice di ogni combattente. La guerra costituì uno spartiacque per i movimenti femministi, minando la loro unità sia in campo internazionale sia tra correnti politicamente diverse nei singoli paesi. La mobilitazione per la guerra coinvolse l’intera popolazione; gli uomini vennero chiamati al fronte, mentre le donne li sostituivano nelle fabbriche e nelle campagne. “In Italia poco meno della metà della popolazione era costituita da donne. (…) Il fronte interno fu dunque, per certi aspetti, fronte femminile.” 14 Il grande sviluppo del settore industriale legato alla produzione bellica, provocò l’espansione dell’occupazione operaia e la formazione di una manodopera poco qualificata, formata prevalentemente da donne e ragazzi. Le donne, infatti, erano lavoratrici più docili e si accontentavano di salari più bassi. “Secondo i dati forniti dai Comitati Regionali di Mobilitazione Industriale (una novità nel settore economico, attraverso la quale lo Stato, rompendo con la tradizione liberista, interveniva come regolatore nella vita economica) nel 1918 le donne costituivano il 25% della manodopera negli stabilimenti ausiliari di Torino, il 31% in quelli di Milano, l’11% in quelli di Genova e rispettivamente il 16, il 22 e il 20% in quelli non ausiliari delle stesse città. In complesso, negli stabilimenti ausiliari, le donne occupate erano circa 80.000 alla fine del 1916, 12 A. Gibelli, op. cit., pag. 206, 207 13 G. Chianese, Storia sociale della donna in Italia (1880 – 1980), Napoli, Guida Editori, 1980, pag. 55 14 A. Gibelli, op. cit., pag. 175
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La figura della donna attraverso l'analisi di due riviste femminili del periodo fascista: Il Giornale delle Donne e La Donna, 1921-1935

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Scanavino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: LucianaGiacheri Fossati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 339

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