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La figura della donna attraverso l'analisi di due riviste femminili del periodo fascista: Il Giornale delle Donne e La Donna, 1921-1935

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7 salirono a 140.000 nel 1917, per toccare il massimo di 200.000 alla fine della guerra.” 15 Ma le donne vennero impiegate non soltanto nel lavoro di fabbrica. Non è da trascurare, infatti, il lavoro delle donne nelle campagne; “secondo dati attendibili, su una popolazione di 4,8 milioni che lavoravano in agricoltura, 2,6 furono richiamati alle armi, sicché rimasero attivi nei campi solo 2,2 milioni di uomini sopra i 18 anni, più altri 1,2 milioni tra i 10 e i 18 anni, contro un totale di 6,2 milioni di donne superiori ai 10 anni” 16 che videro dilatare i loro compiti e ruoli. Anche in Italia, la guerra si presentò dunque alle donne come una grande occasione di emancipazione e di orgoglio per l’aiuto dato alla patria. La nuova situazione portò le donne, specialmente le più giovani, ad un cambiamento di vita e all’acquisizione di nuove possibilità, come uscire di casa, la disponibilità di un salario, la maggiore libertà di movimento, facevano della guerra, al di là dei sacrifici affrontati, una ventata liberatoria. “In Italia, l’esperienza femminile assunse forme rivoluzionarie in quanto la guerra stravolse gli elementi tradizionali dell’identità femminile, il privato, la vita domestica, la riproduzione. E questo in un paese profondamente segnato dal codice mediterraneo dell’onore, dalla morale e dall’educazione cattolica, e dalla teoria della scuola di Lombroso, che fornivano un appiglio fisiologico alla reclusione femminile”. 17 Molto spesso le donne erano impiegate in mansioni ritenute prettamente maschili e “la disponibilità di un salario, il senso di indipendenza che ne derivava, favorirono ad esempio la diffusione di comportamenti come bere alcolici, fumare, uscire di sera, frequentare locali di divertimento, che prima erano considerati prerogativa dei maschi adulti.” 18 Ciò comportò la rottura di molti tabù e di una tradizionale distinzione dei ruoli, con l’assunzione di nuove responsabilità, che comportavano, per le donne, un’emancipazione vista con sospetto in una società ancora molto arretrata. 15 A. Gibelli, op. cit., pag. 183 16 A. Gibelli, op. cit., pag. 193 17 F. Thébaud, op. cit., pag. 48 18 A. Gibelli, op, cit., pag. 195-196
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Scanavino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Luciana Giacheri Fossati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 339

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