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La politica comunitaria in materia di lavoro degli extracomunitari

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comunitarie, fra le quali lo Status giuridico dei cittadini di paesi terzi legalmente soggiornanti sul territorio dell’Unione 9 . Benché l’opinione comune ritenga che negli ordinamenti giuridici degli Stati membri i lavoratori stranieri legalmente residenti siano generalmente parificati ai cittadini nel diritto del lavoro, tuttavia la diversità delle tradizioni ed esperienze migratorie 10 , le diverse esigenze dei mercati del lavoro nazionali 11 e il distinto peso rappresentato per gli Stati dal numero molto diverso di ingressi annui di extracomunitari 12 , rendono ancora difficile riconoscere loro, al livello comunitario, una parità di diritti civili e specialmente politici; ciò nonostante è oramai pacificamente ammesso che essi sono necessari all’economia europea 13 nel suo complesso e che di fatto essi contribuiscono come i cittadini alle spese Comunitarie, attraverso la fiscalità degli Stati membri. Il crescente contributo economico dei lavoratori cittadini di Stati terzi al reddito comunitario 14 , e la loro circolazione nel territorio dell’Unione, sono dati di fatto di cui le politiche europee hanno preso atto e che il diritto comunitario deve regolamentare. Attualmente le istituzioni comunitarie stanno lavorando su queste materie 15 , anche se la dottrina lamenta ritardi, derivanti da difficoltà di accordo politico tra gli Stati membri, e rileva una maggiore attenzione della Comunità ai controlli di polizia piuttosto che agli aspetti del mercato del lavoro e dell’integrazione. “No taxation without representation”. Con questo slogan i coloni nordamericani, alla vigilia della prima rivoluzione “moderna” della storia giuridica occidentale 16 , nel 1776 respingevano la sovranità del Parlamento di Westminster, richiamandosi allo stare decisis del Calvin Case i per rivendicare quella parità di diritti già affermata in Inghilterra (a favore degli scozzesi) quasi due secoli prima dalla migliore dottrina costituzionalistica medioevale. La diversità spazio – temporale delle situazioni, non toglie che il riconoscimento di determinati diritti civili, da parte dell’onnipresente Leviatano di hobbesiana memoria 17 , a soggetti che non appartengono a quella stessa “comunità di consociati”, sia un problema che si presenta nella storia con immutata 9 Proposta di direttiva del Consiglio relativa allo status giuridico dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo, Com(2001) 127 def – 2001/0074(CNS) presentata dalla Commissione il 13 marzo 2001, non ancora approvata. 10 Solamente otto Stati membri del Consiglio d’Europa hanno finora ratificato la CONVENZIONE EUROPEA RELATIVA ALLO STATUS GIURIDICO DEI LAVORATORI MIGRANTI firmata a Strasburgo il 24 Novembre 1977, riguardante le materie: Lavoratori migranti, Condizioni di lavoro, Servizi di ispezione, Igiene del lavoro, Prevenzione, Visite mediche, Incidenti sul lavoro, Malattie professionali, Formazione professionale. Ciò indicherebbe le difficoltà che vi sono sul riconoscimento di diritti uniformi e parificati a quelli dei cittadini, benché tale convenzione prospettasse impegni in materia di lavoratori migranti maggiori delle altre convenzioni internazionali proprio perché si sarebbe dovuta applicare in un ambito più omogeneo delle altre norme convenzionali, riguardando i soli Stati membri del Consiglio d’Europa. 11 Comunicazione della Commissione COM(2003)336 su immigrazione, integrazione e occupazione: nella parte dedicata alle politiche di integrazione degli Stati membri, “Integrazione nel mercato del lavoro”, la Commissione dichiara che per quanto riguarda le misure per migliorare l’integrazione nel mercato del lavoro, <<dalle risposte pervenute si desume che vi sono notevoli differenze da uno Stato membro all’altro a causa della grande diversità del profilo dell’immigrazione e delle esigenze del mercato del lavoro dei vari paesi. Alcuni Stati membri hanno bisogno di lavoratori altamente qualificati ed altri solo di manodopera non qualificata. Al tempo stesso molti Stati membri si trovano di fronte ad un tasso di disoccupazione relativamente elevato per gli immigrati, specie quelli di seconda e terza generazione>> Queste differenze sembrano determinanti per la diversità delle soluzioni scelte per affrontare il problema dell’integrazione ma anche in generale il problema degli ingressi che ad esso sta a monte. 12 Vedi statistica in figura 2 13 Comunicazione della Commissione COM (2003) 336 def. su immigrazione, integrazione e occupazione 14 Vedi figure 7 e 17 nelle Statistiche e relative note; vedi paragrafo 7.2. 15 Comunicazione della Commissione del 3 giugno 2003, COM (2003) 336 def., su immigrazione, integrazione e occupazione 16 Ugo Pagallo, 2002, Alle fonti del diritto, p. 131, Torino. Giappichelli 17 Thomas Hobbes, 1642, De cive, Editori Riuniti, Roma, 1979, p.167. Secondo Hobbes, lo Stato è la fonte del diritto e di ogni legge, a beneficio di chi è dentro allo Stato: <<Fuori dello Stato è il potere delle passioni, la guerra, la paura, la miseria, la bruttura, la solitudine, la barbarie, l’ignoranza, la crudeltà; nello Stato il potere della ragione, la pace, la sicurezza, la ricchezza, lo splendore, la società, la raffinatezza, le scienze, la benevolenza>>. 5
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La politica comunitaria in materia di lavoro degli extracomunitari

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Candeo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei Servizi Giuridici
  Relatore: Adriana Topo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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