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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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4 INTRODUZIONE La presenta ricerca si muove a partire da un obiettivo ben preciso, che è quello di fornire una risposta alla seguente domanda: in base a quali variabili è possibile spiegare la diversa applicazione regionale del principio del partenariato nell'ambito dei Fondi strutturali? Per fare ciò, considererò il processo di stesura dei documenti di programmazione inerenti alle attività del Fondo sociale europeo (relativo alle politiche formative) e alla successiva gestione di tale attività, in due regioni italiane: il Veneto e l'Emilia-Romagna. La scelta di comparare Veneto ed Emilia-Romagna è dovuta essenzialmente a tre motivi fondamentali, di tipo economico, politico ed istituzionale strettamente interrelati tra loro. Partendo dalle motivazioni di ordine economico, occorre considerare due elementi fondamentali. In primo luogo, si tratta di due regioni tipiche della cosiddetta Terza Italia, il cui solido e sostenuto sviluppo economico è fondato su quelli che Marshall definì' i “distretti industriali” [Marshall, 1890 citato in Trigilia, 1998], caratterizzati da una forte diffusione sul territorio locale di imprese di piccole e medie dimensioni. In tal senso, queste regioni si distinguono nettamente dal modello produttivo tipico dell'Italia nord-occidentale fondato sulla grande impresa, nonché dalle regioni del Mezzogiorno ancora imprigionate in un certo grado di arretratezza economica con il settore agricolo che tuttora occupa una posizione rilevante nel loro sviluppo economico. In secondo luogo, come vedremo, si tratta di due regioni entrambe rientranti nell'obiettivo 3 dei Fondi strutturali. L'obiettivo 3 è relativo alle attività del Fondo sociale europeo (Fse) che comprende tutte quelle politiche formative volte a favorire lo sviluppo delle risorse umane, e le due regioni prese in esame sono comprese nel suddetto Obiettivo in quanto caratterizzate da un ottimo livello di sviluppo economico. La globalizzazione economica in atto, però, pone delle sfide nuove e difficili ai sistemi produttivi locali. Cambiano infatti le modalità di produzione che passano dal modello fordista al cosiddetto modello post-fordista e questo rende decisivo non soltanto ciò che avviene all'interno della fabbrica, ma bensì' ciò che avviene nel contesto locale in cui la fabbrica si trova ad operare in termini di infrastrutture, di amministrazioni pubbliche efficienti, di cultura politica, di tessuto fiduciario, di conoscenze contestuali presenti in quel luogo, di qualità della vita di chi lavora e consuma su quel territorio locale. Infatti, la globalizzazione provoca in primis una “multi- territorializzazione” delle attività delle imprese, nel senso che, per competere adeguatamente sul mercato globale, le imprese devono organizzare strategicamente la propria produzione dislocandola su più territori tra loro molto differenti. Naturalmente, questo comporta la fine del tradizionale legame tra impresa produttiva e proprio territorio di appartenenza. In secondo
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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Signoretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Marco Brunazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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