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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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15 favorito la crescita dei territori più arretrati e la graduale convergenza economica e sociale tra tutte le regioni dei paesi membri [Graziano, 2004]. Negli anni seguenti, tuttavia, in seguito al persistere di importanti divari socio-economici tra le varie regioni europee si giunse alla costruzione di una vera e propria politica di coesione con l'approvazione prima dell'Atto unico europeo(1986), e poi del regolamento del 1988 che riformava l'impianto dei Fondi strutturali. In particolare, alla base della creazione della politica di coesione vi sono importanti ragioni politiche ed economiche. Sul piano politico, occorre in primo luogo considerare che ogni allargamento dell'Ue a nuovi stati ha sempre comportato importanti riforme nell'ambito della politica di coesione. Questo si verifica poiché, per prendere determinate decisioni in ambito comunitario (per esempio quelle relative al mercato unico e alla moneta unica o allargamento dell'Ue) è necessario che venga raggiunta l'unanimità in sede di Consiglio. Naturalmente, ciò sta a significare che ogni stato membro può esercitare il proprio potere di veto per bloccare importanti decisioni o minacciarne l'uso qualora non vengano accettate alcune sue richieste. E spesso queste richieste hanno riguardato proprio la politica di coesione. A dimostrazione di questo binomio si possono citare a titolo esemplificativo due allargamenti dell'Ue [Brunazzo, 2005]. Il primo è quello di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca avvenuto nel 1973. Soprattutto l'ingresso di Gran Bretagna e Irlanda avrebbe comportato un forte incremento delle disparità regionali esistenti a livello comunitario in virtù del fatto che, in base ai dati Ocse del 1970 risultava chiaramente come la Gran Bretagna, per esempio, avesse un Pil che era meno di un quarto rispetto a quello medio comunitario. Fu per questo motivo, unito anche alla necessità di rispondere alla propria opinione pubblica piuttosto perplessa riguardo all'entrata del proprio paese nella Cee, che nel corso dei negoziati per il proprio ingresso il governo inglese chiese, in cambio della propria adesione, un cospicuo compenso finanziario anche perché sarebbe diventato un contribuente netto al bilancio comunitario. Ma mentre i problemi dell'Irlanda erano fondamentalmente di tipo agricolo e quindi risolvibili nell'ambito della Pac, i problemi della Gran Bretagna erano dovuti soprattutto al declino industriale e questo richiedeva l'ideazione e l'attuazione di nuovi strumenti di politica pubblica. Fu per tutti questi motivi che venne istituito, nel 1975, il Fesr, un fondo comunitario mirante principalmente al finanziamento di produzioni industriali e infrastrutturali, che non riuscì tuttavia a produrre risultati significativi per almeno tre ragioni. In primo luogo, il Fesr venne considerato uno strumento di compenso finanziario per i paesi membri, e come visto per il Regno Unito in particolare, più che un effettivo strumento volto a promuovere lo sviluppo delle regioni più arretrate. In secondo luogo, le risorse finanziarie ad esso destinate erano comunque limitate rispetto agli obiettivi che ci si prefiggeva di raggiungere. Infine, la distribuzione delle risorse era di esclusiva competenza nazionale e questo faceva sì che esse non fossero espressamente indirizzate alle regioni in ritardo di sviluppo [Brunazzo, 2005].
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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Signoretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Marco Brunazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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