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Mass media e memoria: gli attentati Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino

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4 che si erano battute per lo stesso obiettivo e che hanno pagato la loro scelta nello stesso modo di Falcone? Di fatto Giovanni Falcone è l’uomo maggiormente nominato sui quotidiani, soprattutto a lui vengono dedicati convegni, messe, cerimonie, sia il piccolo che il grande schermo realizzano dei prodotti sulla sua biografia, e anche l’editoria si occupa maggiormente della sua figura. Secondo il mio punto di vista, la strage di Capaci rappresenta una svolta. Una sorta di spartiacque tra la vecchia e la nuova mafia, quella che prima colpiva a volto scoperto uccidendo in mezzo a una strada a colpi di fucile (come Dalla Chiesa) e che ora preferisce nascondersi dietro il tasto di un detonatore. Non più proiettili ma tritolo, non più assassini che affrontano la loro vittima ma esecutori che spiano da lontano i movimenti del loro bersaglio e colpiscono a distanza, come per Falcone e per Borsellino. La strage di Capaci ha anche cambiato il modo di fare notizia, per quanto attiene i delitti mafiosi. Scompaiono i sotto pancia, le notizie delle edizioni notturne dei telegiornali per fare spazio alle edizioni in diretta di questi ultimi: ai cittadini vengono spesso fornite notizie sommarie, appena reperite da agenti di polizia presenti sul posto o dai passanti, ma esse sono supportate da immagini molto eloquenti destinate a rimanere indelebili nella memoria e nel tempo. La televisione e i giornali hanno veicolato una serie di messaggi visivi, in qualche modo universali. L’autostrada divelta, il rumore delle sirene, polvere e macerie ovunque, ma non solo. Dei funerali delle tre personalità si ricordano gli applausi della folla rivolti ai feretri, ma anche i fischi e gli insulti all’indirizzo dei politici presenti alle funzioni religiose. Di quei momenti, tuttavia, rimane scolpito nella memoria il discorso della vedova di Vito Schifani, uno degli agenti della scorta di Falcone. Come se quelle parole potessero fare in qualche modo comprendere ai lettori e ai telespettatori il dolore di quelle famiglie, vittime a loro volta della mafia; si vuole far intendere di una collusione tra mafia e politica, ed è emblematica la scena in cui il prete toglie la parola alla vedova che stava pronunciando il suo discorso dal pulpito: come se stesse dicendo delle verità scomode che non dovevano essere ascoltate, come se la Chiesa si vergognasse per quelle dichiarazioni, o, peggio, avesse paura. Il messaggio del rapporto tra mafia e politica e il fatto che questi tre personaggi siano stati abbandonati al loro destino era già stato fatto passare nel 1982, quando, durante i funerali del generale Dalla Chiesa, la figlia Rita chiese che venisse tolta una corona di fiori inviata dal Presidente della Regione Sicilia. Tuttavia, perché Giovanni Falcone è l’uomo anti mafia per antonomasia? Forse per la sua aria sorniona, opposta a quella per certi versi austera del generale Dalla Chiesa o a quella
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Mass media e memoria: gli attentati Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino

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Informazioni tesi

  Autore: Marika Demaria
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Enrica Bricchetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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Parole chiave

19 luglio 1992
23 maggio 1992
3 settembre 1982
anniversari
borsellino paolo
cinema
dalla chiesa carlo alberto
falcone giovanni
fiction
libri
lodato saverio
mafia
mass-media
memoria
stampa
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