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Umanesimo e nomadismo in Emir Kusturica - L'avventura cinematografica di uno slavo

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9 Analoghe polemiche si sono ripetute per Handke in occasione della messa in scena nell’estate del 1999 de Il viaggio in piroga ovvero il dramma del film sulla guerra 16 , pièce dall’impostazione sintomaticamente cinematografica e ricalcante quella di una qualsiasi opera kusturiciana nei temi e nella struttura. Paradossalmente, esiste una certa familiarità di contenuti tra i due autori, soprattutto riguardo la prima filmografia di Kusturica, quella più tipicamente caratterizzata dalla messa in scena di particolari periodi storici, vissuti dalla Jugoslavia socialista prima di avviarsi alla disgregazione etnica. Saranno questi temi e contenuti che il regista affronterà in un primo momento secondo estetiche realistiche, per poi quasi esclusivamente andare a trattare in modo onirico e metaforico. Anzi, sembrerebbe proprio che con il graduale peggioramento della situazione balcanica il regista abbia abbandonato le esplicite caratterizzazioni storiche dei suoi primi film per, successivamente, abbracciare una dimensione più lirica e 16 È costruita come un processo, con una serie di testimonianze a carico dove, ad ascoltare gli esperti della teoria e della realtà slava non sono dei giudici ma due registi, uno americano e uno spagnolo che dieci anni dopo l’attuale guerra vogliono farci un film; ma come nel Teatro di guerra di Mario Martone la compagnia teatrale che si prepara a recitare a Sarajevo non ci andrà mai, nella pièce di Handke il film non verrà mai girato. Per i due cineasti è difficile orientarsi nell’elenco ingarbugliatissimo degli interventi: storici, cronisti, guide turistiche, “un camminatore del bosco” (alter-ego dello scrittore tedesco secondo una sua stessa definizione); i personaggi non faticano ad ammettere le violenze compiute anche da loro stessi e gli eccessi che hanno contraddistinto “uno Stato bastardo” unito solo da compromessi e maschere, hanno da comunicare una miscellanea di episodi che in qualche modo li giustifica, a cominciare della mitologia dalla “città bianca”, baluardo contro le invasioni, senza mai nominare né Serbia, né Kosovo, né Miloševič, nonostante il discorso generalizzato si avvalga di concrete esemplificazioni personali. A partire dal suicidio in scena di un folle in nome dell’anomalia jugoslava, cresce la reazione autoctona all’Occidente, bersaglio non solo i bombardamenti, ma il consumismo e la dittatura dei media. Il “viaggio in piroga” diventa la chiave dell’utopia; alla fine la zattera della folla se ne va attraverso la natura, ma è il momento per i registi di rifiutare non senza isterie una realtà che altri non riescono a decifrare. Non resta all’animatore locale della situazione che la risposta tipica dei suoi connazionali: “Nema problema”, nessun problema. Ma aggiunge, con la stessa disincantata amarezza che pervade anche il tragico e simile epilogo di Underground: “Nema Jugoslavia”. (Cfr: Quadri Franco, Sulla piroga con Handke, in “La Repubblica”, 22 giugno 1999).
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Umanesimo e nomadismo in Emir Kusturica - L'avventura cinematografica di uno slavo

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Casiglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Monica Dall'asta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

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Parole chiave

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