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L'Italia e il rilancio della Strategia di Lisbona - Il caso della Regione Veneto

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- 17 - fronte della competitività portano, dunque, le autorità europee a dover interpretare il concetto di concorrenza alla luce della desiderabilità di “campioni europei”, soggetti economici in grado di confrontarsi con i concorrenti dell’altra sponda dell’Atlantico e con quelli asiatici, come la Cina e l’India, che operano in continua crescita a tassi un tempo goduti solo dall’Occidente3. L’economia e la competitività delle nostre imprese domestiche rappresentano un impegno politico sul quale i Paesi dell’UE hanno trovato un accordo a Lisbona, nella primavera del 2000. Oltre alla politica economica dei governi nazionali, le autorità per la concorrenza (o antitrust) hanno il compito della gestione del trade-off tra i benefici della concorrenza intesa come pluralità di imprese e i benefici di una competitività derivante da una maggiore concentrazione dei mercati, con la presenza di autentici “campioni europei”. Nel marzo del 2000, sotto Presidenza portoghese, si è tenuto a Lisbona un Consiglio europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali dell’Unione, nato dalla volontà di imprimere un nuovo slancio alle politiche comunitarie. In tale occasione i Capi di Stato e di Governo degli allora quindici Paesi membri hanno definito un obiettivo strategico per il nuovo decennio: “far diventare l’Europa l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”4. Al fine di raggiungere tale obiettivo è stata definita un’apposita strategia globale, la cosiddetta Strategia di Lisbona, che si basava su tre pilastri fondamentali, in origine estremamente ampi nei contenuti: • un approccio microeconomico inspirato al modello americano di sviluppo, che permettesse il passaggio verso un’economia e una società basate sulla conoscenza, migliorando le politiche in materia di società dell’informazione e di R&S, nonché accelerando il processo di riforma strutturale ai fini della competitività e dell’innovazione e completando il mercato interno; • una politica sociale attiva che mirasse a modernizzare il modello sociale europeo, investendo nelle persone e combattendo l’esclusione sociale; aumentare il proprio benessere, senza peggiorare la situazione di almeno qualcun altro, e i consumatori possono comprare i prodotti al loro costo di produzione, permettendo così il raggiungimento dell’efficienza allocativa. Tale equilibrio è detto Pareto-ottimale [dalla definizione data da V. Pareto, Trattato di Sociologia Generale, Barbera, Firenze, 1916]. 3 F. Borghese, M. P. Caruso e S. Riela (a cura di), La Competitività dell’Unione europea dopo Lisbona, Rubettino Editore, Catanzaro, 2005, pagg. 9-10. 4 Consiglio europeo, Conclusioni della Presidenza, Lisbona, 23-24 marzo 2000, par. V.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Gardenato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia Internazionale
  Corso: 64/S Economia
  Relatore: Paola Savi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 310

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