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L'Italia e il rilancio della Strategia di Lisbona - Il caso della Regione Veneto

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- 18 - • una visione macroeconomica, coerente con il Trattato5, che si impegnasse a sostenere il quadro economico e le prospettive di crescita favorevoli applicando un adeguato policy-mix. In termini generali, la strategia si proponeva di favorire il passaggio ad un’economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza, di rinnovare il modello sociale europeo, investendo nelle persone e costruendo uno stato sociale attivo e di migliorare la governance degli interventi ponendo in atto le decisioni assunte con approcci più coerenti e sistematici. Tale strategia mirava al raggiungimento, nel 2010, della piena occupazione e di un tasso medio annuo di crescita economica del 3%. Alla base, erano previste una serie di riforme strutturali negli ambiti dell’occupazione, dell'innovazione, delle riforme economiche e della coesione sociale. I capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto il ruolo fondamentale di istruzione e formazione per la crescita e lo sviluppo economico. Successivamente il Consiglio europeo di Göteborg, nel giugno del 2001, ha introdotto l’asse della sostenibilità ambientale, accompagnato negli anni successivi da ulteriori linee di intervento, tra cui lo sviluppo della società dell’informazione, la costituzione di uno Spazio europeo della ricerca, il sostegno all’innovazione e l’ammodernamento del sistema di protezione sociale. Sono stati così stabiliti degli obiettivi settoriali necessari al soddisfacimento del risultato generale: alcuni esplicitati in termini quantitativi (ad esempio, portare il tasso di occupazione totale al 70% nel 2010), altri in termini qualitativi (ad esempio, ridurre tempi e costi delle start-up; 5 L’articolo 2 del Trattato CE stabilisce infatti che la Comunità europea ha il compito di promuovere “uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente e il miglioramento di quest’ultimo, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomini e donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente ed il miglioramento della qualità di quest’ultimo, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”. L’integrazione delle questioni ambientali nelle politiche comunitarie di settore trova invece la sua collocazione istituzionale nell’articolo 6 del Trattato, secondo il quale “le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all’articolo 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”. [Trattato CE, Trattato che istituisce la Comunità europea, GU n. 155 del 6 luglio 1998 (suppl. ord.). Il Trattato è stato sottoscritto a Roma il 25 marzo 1957 ed è in vigore dal 1° gennaio 1958; è stato successivamente modificato dal Trattato Unico Europeo (TUE), sottoscritto a Maastricht il 7 febbraio del 1992, in vigore dal 1° novembre 1993, e dal Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997, in vigore dal 1° maggio 1999].
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Gardenato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia Internazionale
  Corso: 64/S Economia
  Relatore: Paola Savi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 310

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