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Il patto per il lavoro di Milano

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con benefici sia per le imprese che per i lavoratori implicati, nell’ottica di ottimizzare l’incontro di domanda e offerta di lavoro. Il servizio per la formazione e l'integrazione svolge le seguenti attività, in riferimento ai progetti: inserisce i soggetti negli elenchi dello sportello; collabora all’individuazione e canalizzazione dei soggetti da inserire nei percorsi formativi; identifica e realizza percorsi di accesso diversificati in funzione della tipologia di utenza (es. accoglienza, orientamento); contribuisce ad identificare e decodificare le necessità formative espresse dal lato della domanda in relazione ai progetti presentati; coopera con la rete delle risorse formative specialistiche esistenti per la costruzione di percorsi formativi; individua i soggetti più idonei all'inserimento in percorsi formativi e lavorativi (pre-selezione); coopera alla costruzione dei percorsi di inserimento lavorativo dei soggetti di cui all'articolo 2 anche mediante l'utilizzo di tirocini formativi e di orientamento, borse lavoro e in generale percorsi di formazione in alternanza (formazione e accompagnamento); favorisce l'uso corretto delle diverse fonti di finanziamento; svolge il controllo dell'efficacia dei percorsi formativi intrapresi in termini di inserimento nel mercato del lavoro e stabilizzazione dei rapporti di lavoro (funzione che si incrocia e completa, nella fase di approvazione di progetti reiterati, quella della Commissione che deve verificare l’efficacia in termini di stabilizzazione e l’investimento in formazione). Con le attività di collocamento, sostegno legale per regolarizzare gli immigrati, promozione delle domande di finanziamento pubblico, e formazione, lo Sportello Unico svolge, negli intenti del patto, un concreto sostegno istituzionale al mercato del lavoro Milanese. Le pratiche di regolarizzazione degli extracomunitari si rendono necessarie nei casi in cui, ad esempio, l’immigrato 7 , pur avendo inoltrato la domanda nei termini di legge, non abbia ancora ricevuto il permesso di soggiorno per ritardi non addebitabili; oppure nei casi di trasformazione della tipologia del permesso di soggiorno (per studio, formazione o famiglia o lavoro autonomo in permesso di soggiorno per lavoro subordinato), previsti dalle disposizioni del Testo Unico, D.Lgs.25 luglio 1998 n.386 8 , che nell’art. 22 prevede, fra l’altro, che il lavoratore extracomunitario che perde il 7 Franco Scarpelli, Diritto delle relazioni industriali, n.2-2000, ne Il Patto Milano lavoro: le ragioni del dissenso, argomentava che “il Patto in alcun modo poteva essere considerato come una sorta di contratto di emersione del lavoro irregolare degli immigrati clandestini. Infatti, i datori di lavoro presentatori dei progetti, dovranno ovviamente rispettare le regole di legge” ci si riferisce al Testo Unico sull’immigrazione, D.Lgs.286/98 “sull’accesso al lavoro subordinato degli stranieri, e quindi assumere cittadini extracomunitari già regolarmente presenti sul mercato del lavoro milanese con permesso di soggiorno a fini lavorativi, ovvero cittadini extracomunitari di nuova immigrazione secondo le regole dei flussi di ingresso (nella quale seconda ipotesi la occupazione aggiuntiva sarebbe a somma zero per il mercato del lavoro attuale); il preannunciato protocollo con la Questura di Milano per – procedure accelerate di regolarizzazione – potrà riguardare al massimo lo snellimento burocratico delle pratiche di assunzione (obbiettivo che andrebbe tuttavia perseguito per tutte le imprese) non certo modificare il richiamato quadro legale. Se invece si vuole fare riferimento all’emersione di lavoro irregolare nel quale siano impiegati cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, nuovamente non si comprende perché tale obbiettivo non debba valere anche per i cittadini comunitari impiegati in nero (fenomeno non certo sconosciuto nella florida realtà lombarda). 8 Elisa Pau e Alberto Russo, in Diritto & Pratica del lavoro, n.13/2000, Il Patto Milano Lavoro: un’intesa dai contenuti discriminatori? affermano che non tutti gli avviamenti al lavoro passano attraverso strutture di controllo e che il dinamismo occupazionale non è completamente rilevabile. “…si può immaginare che una buona parte degli extracomunitari presenti nella Regione Lombardia, ma anche nella città di Milano, sia a tutt’oggi priva di occupazione e operi ai margini della legalità.” Più avanti Pau e Russo rilevano l’eccessività della critica di Scarpelli al carattere del Patto di emersione del lavoro irregolare che non deve 10
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Il patto per il lavoro di Milano

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Candeo
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Consulente del lavoro
  Relatore: Adriana Topo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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