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La condizione vampirica del cinema

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12 proiezioni facevano sembrare le illusioni spettrali assolutamente reali 3 . Anche le cronache sulle prime forme di cinema moderno, quelle dei Lumiére o di Edison, sottolineano la capacità di quest’ultimo di affascinare il pubblico e di travalicare la morte stessa tramite le immagini in un meccanismo di eternazione quasi soprannaturale che, vedremo, può essere considerato molto affine al vampirismo. Questa relazione tra il cinema delle origini e la figura del vampiro è messa in gioco in modo piuttosto esplicito dal colossal hollywoodiano diretto da Francis Ford Coppola basato sul celeberrimo romanzo di Bram Stoker il cui titolo, Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker’s Dracula, Usa, 1994), sembrerebbe una promessa di fedeltà alla storia partorita dalla penna dello scrittore irlandese. Storia che, in realtà, viene a più riprese tradita in favore di una sottotrama basata sulla messa in scena del forte sentimento amoroso nato tra il conte transilvano e la bella Mina Harker, sentimento che sembra nascondere, in realtà, quello più elaborato che intercorre tra il cinema-vampiro e il suo spettatore. La sceneggiatura prevede, infatti, una sequenza piuttosto estesa che non ha niente a che fare con il romanzo di Stoker nella quale Dracula e Mina visitano il cinematografo di Londra, nel 1896 circa: il film in programma è un classico delle vedute Lumière, L’arrivo di un treno alla stazione. Coppola sembra voler chiarire che il cinema ebbe inizio nello stesso periodo in cui nacque il celebre romanzo, e infatti i fratelli Lumière aprirono la loro sala cinematografica londinese nel 1896, l’anno prima della pubblicazione di Dracula. È come se il progetto di mettere in scena il romanzo di Stoker implicasse anche la messa in scena degli inizi del cinema stesso, come se il ritorno alla fonte originaria del vampiro moderno non fosse altro che il mezzo per attuare un altro tipo di ritorno, quello al momento originario del cinema, la sua nascita. Uno degli aspetti più interessanti del film è proprio il suo tentativo di modulare la narrazione recuperando i primi stili e artifici cinematografici. A volte la pellicola sfuma in toni seppia o, in particolar modo nelle scene della folla a Londra, sfalsa i fotogrammi e 3 Cfr. Terry Castle, Phantasmagoria: Spectral technologies and the Metaphorics of Modern Rêverie, in “Critical Inquiry”, n. 15, 1988, pp. 26-61. Il rapporto tra gli spettacoli precinematografici e il soprannaturale verrà analizzato nel secondo capitolo di questo lavoro.
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La condizione vampirica del cinema

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bresciani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Cecilia Boggio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

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