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L'azione di disconoscimento della paternità

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venienti dalla generatrice, che indubbiamente ha una conoscenza “più approfondita” della situazione, in un periodo più ristretto rispetto agli altri legittimati. E’ rimasto lo stesso termine anche nel caso in cui venga a cono- scenza dell’impotenza del marito, termine che decorre dalla notizia stessa (sentenza della Corte Costituzionale n. 170 del 14 maggio 1999, cit.). Il figlio maggiorenne, invece, conserva lo stesso termine del padre, che decorre dal raggiungimento della maggiore età o dal momento in cui viene successivamente a conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento. (articolo 244 c.c. cit.). Dottrina e giurisprudenza ritengono che i termini stabiliti dall’articolo di che trattasi siano termini di decadenza e non di prescrizione. Tale deca- denza, pertanto, può essere rilevata d’ufficio ai sensi dell’articolo 2969 c.c. 10 , trattandosi di materia sottratta alla disponibilità della parti, per la preminenza dell’interesse pubblico delle questioni sullo stato delle perso- ne 11 . Merita ricordare che si è di fronte ad un’azione plurisoggettiva, che determina la decadenza dal potere solamente nei confronti del soggetto per il quale il termine è decorso; è sempre possibile l’esperimento dell’azione da parte di quello non ancora decaduto. b. Legittimazione passiva. Con la legge n. 184 del 1983 12 , l’ordinamento attribuisce una parziale ca- pacità di agire al minore, di età compresa tra i sedici e i diciotto anni; egli 10 Articolo 2969 c.c. Rilievo d’ufficio. La decadenza non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, salvo che trattandosi di materia sottratta alla dispo- nibilità delle parti, il giudice debba rilevare le cause di inoppugnabilità dell’azione (art. 112 c.p.c.). 11 Cfr. Corte di Cassazione, n. 572 del 25 febbraio 1955, in Foro It. Mass. 1955, pag. 115. 12 Legge n. 184 del 4 maggio 1983, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 1983 n. 133 S.O. Diritto del minore ad avere una famiglia. Le finalità della presente legge sono introdotte dal TITOLO I all’articolo 1: 1. Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia. 2. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto. 3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia. Essi promuovono altresì iniziative di formazione dell'opinione pubblica sull'affidamento e l'adozione e di sostegno all'attività delle comunità di tipo familiare, organizzano corsi di preparazione ed aggiornamento professiona- le degli operatori sociali nonché incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che in- tendono avere in affidamento o in adozione minori. I medesimi enti possono stipulare convenzioni con enti o associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela dei minori e delle famiglie per la realizza- zione delle attività di cui al presente comma. 6
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L'azione di disconoscimento della paternità

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Informazioni tesi

  Autore: Carolina Piovano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Sergio Chiarloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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Parole chiave

adulterio
azione di disconoscimento di paternità
fecondazione eterologa
impotenza
prove biologiche ed ematologiche
riforma del diritto di famiglia

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