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Il packaging come artefatto comunicativo. Una proposta per superare l'omologazione nel design.

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- L’OGGETTO DI STUDIO - 13 cui evoluzione rapida non hanno consentito lo sviluppo di un solido apparato disciplinare” e che “entrare nel merito delle definizioni può essere […] un mezzo per individuare in modo più preciso gli ambiti disciplinari che convergono intorno al tema e per comprendere quali siano le aree della conoscenza coinvolte”. 1 Quando parliamo del confezionamento d’un prodotto, di fatto, vengono coinvolti molteplici luoghi di competenza: produttivi, tecnologici, scientifici, economico- finanziari, di marketing, comunicativi ecc., tuttavia utilizzando correttamente uno dei due termini fra packaging ed imballaggio possiamo selezionare di volta in volta, a seconda dei casi, una precisa sfera di ruoli e funzioni dell’involucro rispetto alla loro totalità. Come dice Anceschi, “probabilmente, è […] più opportuno parlare di imballaggio laddove sia in questione la funzione di contenimento, di protezione, ecc., laddove emerga il carattere sistemico dell’intero contesto, allora si può dire che il ruolo principale tocca al designer industriale, che si occuperà di questioni che vanno dall’impilabilità alla riciclabilità, ecc. In questo contesto il ruolo esercitato dalle comunicazioni visive è quello di una facilitazione, di una ergonomia del flusso delle informazioni. Laddove invece si tratta della dialettica suasiva, del celare e del mostrare, quando è in causa l’arte retorica del modificare il comportamento dei destinatari, dovunque, ad esempio, i materiali vengano usati, aldilà delle loro peculiarità tecnico-funzionali, per le loro qualità sensoriali e semantiche, laddove a questi registri sintattici della grafica, insomma, in generale, in tutti i luoghi e i modi dove il prodotto va incontro all’immaginario del consumatore, allora si avrà un ruolo principale delle comunicazioni visive, e l’oggetto progettuale si chiamerà packaging” 2 . Sebbene a nostro avviso un simile chiarimento fosse importante per introdurre la distinzione dei due principali aspetti del packaging - da una parte l’oggetto contenitore e dall’altra l’oggetto persuasivo e seduttore - dobbiamo osservare come nella letteratura specifica sia pacifico che entrambe le voci vengano interscambiate indistintamente affidandone di volta in volta l’interpretazione del significato al contesto ed alle capacità analitiche del lettore; dunque, considerata la diffusione dei precedenti, anche la presente opera si concederà la licenza 1 V. Bucchetti, La messa in scena del prodotto, F.Angeli, Milano, 1999, pag. 19. 2 G. Anceschi, L’involucro transitorio, Imballaggio, n. 439 (settembre), 1992, pag. 125.
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Il packaging come artefatto comunicativo. Una proposta per superare l'omologazione nel design.

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Sarta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Guelfo Tozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 326

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