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L'azione sociale ambientalmente corretta: il caso della separazione dei rifiuti a Lipsia ed a Trento

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5 1. ASPETTI TEORICI GENERALI 1. Il concetto di azione Il presente paragrafo intende chiarire il concetto di azione, quale è posto alla base della nostra ricerca 2 . Un’azione è un sottoinsieme della classe dei comportamenti umani 3 . E’ azione, attenendoci alle osservazioni di Franz von Kutschera 4 , un comportamento umano che può essere tralasciato: “Diciamo che qualcuno è libero di fare qualcosa se egli la fa, ma può anche tralasciarla; se il suo comportamento non viene determinato né da costrizione esterna né da impulsi interni che si sottraggono al suo controllo” 5 Nel caso di azioni l’agente si trova quindi sempre davanti almeno due possibilità: compiere F 6 o tralasciarla 7 , quindi si trova in una situazione di decisione. 2 Il fatto che studiamo così specificatamente una azione non significa che consideriamo l’azione sociale l’unico fondamento della società o che ci interessiamo solo ad essa. Vogliamo solamente definire con chiarezza maggiore possibile l’oggetto dei nostri sforzi esplicativi allo stesso livello in cui sono stati raccolti i dati. 3 Definiamo con il massimo grado di genericità, non essendo utile ai nostri fini, comportamento umano la trasformazione di una situazione in un’altra per tramite di un individuo, senza ulteriori specificazioni. 4 Cfr. F. v. Kutschera, 1981 e 1982. Le citazioni tratte da F. v. Kutschera, 1973, 1981, 1993 sono tradotte in italiano dall’Autore della presente tesi; da questo momento mancheremo dal ricordarlo esplicitamente. F. v. Kutschera discute anche altri criteri, di uso comune, quali intenzionalità e coscienza, che tuttavia non riescono a separare i due insiemi di atti con la stessa chiarezza. “La consapevolezza, e di conseguenza l’intenzionalità, non è un criterio necessario delle azioni. Una grande parte dei verbi con i quali descriviamo le azioni sono verbi causativi. Del risultato di una azione l’agente non è però sempre consapevole. Così io posso offendere qualcuno con una osservazione senza saperlo. Se si affermasse che l’azione consiste solo nel fare l’osservazione e non nell’offesa, si intenderebbe la parola “azione” in un senso molto più circoscritto del linguaggio usuale. L’intenzionalità, e di conseguenza la consapevolezza, non è nemmeno criterio sufficiente, perché un movimento non controllabile può rientrare nelle mie intenzioni senza che si possa parlare di azione. Se per esempio non mi riesce di aprire la porta di un treno e mentre il treno percorre una curva vengo scaraventato contro la porta e in questo modo la apro, ciò rientra nelle mie intenzioni, ma non è una azione.” F. v. Kutschera 1991, p. 299. 5 F. v. Kutschera, 1991, p. 298. Un concetto di libertà di azione simile viene utilizzato da J. Coleman, 1995, p. 88-90 ispirato nell’occasione a Georg Simmel. Coleman definisce azioni libere tutte quelle che sono condotte in assenza di costrizione fisica o psichica (ipnosi) immediata. Se firmo un contratto sotto minaccia di una pistola, compio ancora un atto libero perché avrei potuto scegliere altrimenti, pur addossandomi rilevanti costi personali; mentre se qualcuno muove la mia mano facendomi apportare una firma ad un contratto, questo non è più libero atto. Pur trattandosi della stessa definizione Coleman amplia l’insieme delle azioni assumendo che in tutte le situazioni, esclusi gli estremi della pura coercizione, vi sia almeno un grado minimo di scelta libera. Una accezione così stretta di costrizione esterna o interna ben si inserisce in una teoria razionale dell’azione, o in senso più generale, dello scambio, in cui forte è la tendenza a quantificare ogni bene, persino la vita stessa, per cui anche l’atto meno libero viene interpretato come la scelta libera tra alternative con diverso valore. In linea di principio ciò appare operazione del tutto lecita, tanto che nella riflessione etica che non rinuncia ad una posizione teleologica, si sente l’esigenza di una gerarchizzazione dei beni, introducendo relazioni di incommensurabilità, per evitare conclusioni etiche assurde ed antiumane. Cfr. A. Corradini, 1989. 6 Più precisamente F è una modalità di azione e l’azione è il compimento, da parte di un soggetto determinato in un momento preciso della modalità di azione F. 7 Non è sufficiente che esistano altre possibili azioni, se di esse non può disporre l’agente. E’ sempre possibile non fare un incidente in auto ma non sempre questa alternativa è a disposizione dell’agente.
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L'azione sociale ambientalmente corretta: il caso della separazione dei rifiuti a Lipsia ed a Trento

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Gubert
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Gabriele Pollini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

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Parole chiave

ambiente
azione sociale
lipsia
rifiuti
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