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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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10 kodashim), il luogo più sacro di tutto il tempio, sotto forma di due grandi statue le cui ali si dispiegano al di sopra dell’Arca 43 . Come interpretare la presenza delle immagini nel Tempio o in altri luoghi destinati al culto? Se nella Torah vi sono moltissimi riferimenti alle immagini inerenti al Tabernacolo ed al Tempio di Gerusalemme, in epoca greco-romana sembra che si accentui il rigore aniconico. La diffidenza nei confronti delle immagini, come sottolinea Stefano Levi Torre, “ sembra accentuarsi nei periodi in cui gli ebrei sono sottoposti a uno scontro diretto, politico e militare, con altre culture” 44 , come nei periodi della dominazione ellenistica nell’epoca dei maccabei (II sec.a.e.v) e quello della conquista romana (I sec. a.e.v. e II sec e.v). Le immagini, secondo Fiorella Bassan 45 , riemergono come motivo ornamentale nelle catacombe e nelle sinagoghe a partire dalla fine del II sec. ev, come testimoniano i ritrovamenti archeologici della sinagoga di Beth Alfa e di Dura Europos e le catacombe di Beth Shearim. Se l’arte figurativa ebbe un periodo fiorente in epoca talmudica, ovvero dal III al V secolo, la reticenza nei confronti delle immagini riemerse, come sostiene Stemberger, quando la cultura ebraica entrò in contatto con quella araba «L’orientamento avverso all’arte figurativa da parte dei rabbini fu poi rafforzato dall’ostilità delle immagini presente nell’Islam, ostilità che essa ha le stesse origini ebraiche» 46 . A partire dal IX secolo e fino al XIII, le immagini riaffiorano per illustrare i manoscritti miniati, attraverso l’utilizzo della micrografia, ovvero l’uso delle lettere per la raffigurazione. Tale tecnica veniva utilizzata per la decorazione masoretica, ovvero per i commenti alla Torah ai margini del testo. Una volta descritte le tipologie di immagini presenti nei vari periodi storici, si prendono in considerazione le spiegazioni fornite da diversi studiosi raccolte da Francesca Calabi 47 , in Simbolo Dell’assenza: le immagini nel giudaismo. Si potrebbe sostenere che l’interpretazione del divieto di rappresentazione sia correlato ai vari contesti sociali con cui la cultura ebraica si è confrontata e che le 43 (II cronache 3.10-13 ;I Re 8, 6-8) 44 Stefano Levi Della Torre, Non ti farai alcuna immagine, La Rassegna Mensile di Israel, UCEI, Roma, n.2 maggio-agosto 1998 pag. 19 45 C.f.r Fiorella Bassan, Iconografia ebraica in Torah e filosofia, Giuntina, Firenze, 1992, pag. 127 46 Gunter Stemberger, Il giudaismo classico , Roma, Città Nuova, 1991, pag. 197 47 Francesca Calabi, docente di storia della filosofia tardo-antica presso l’Università di Pavia.
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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