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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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9 Torah in altre lingue, si perde. La statua, ai profeti appariva come una “cosa morta”, come descritto da Isaia: “Ognuno lo invoca ma non risponde; non libera nessuno dalla sua angoscia” 37 . L’idolo nelle fattezza della scultura è incapace di rispondere alle preghiere dell’uomo. La Torah, al contrario, si configura come un testo che, se interrogato, fornisce sempre, nuove risposte a nuove domande, come sottolinea Rav Ouaknin 38 in tutta la trattazione dei dieci comandamenti. Nel quarto capitolo, si renderà conto della proliferazione di immagini contenute nella Torah, ed in particolar modo si analizzerà la prima opera artistica del popolo ebraico, il Mishkan, ovvero “Tenda della Radunanza”o Tabernacolo. Il Mishkan si può considerare come un “tempio portatile” costruito su ordine di D-o, simbolo della presenza divina nel deserto. Attraverso un' analisi testuale che paragona la creazione del mondo da parte di D-o con la creazione del Mishkan per mano umana, si sottolineano le analogie tra le due creazioni, tanto che il tabernacolo si può considerare come il prodotto in cui viene attuata la imitatio dei: l’uomo costruttore e creatore viene paragonato al D-o creatore del mondo. Si analizza inoltre, il Santuario di Gerusalemme, ovvero il beth ha-miqdash concepito da re Davide ed edificato dal figlio Salomone. Distrutto una prima volta nel 586 a.e.v dal re babilonese Nabucodonosor, fu ricostruito grazie alle concessioni del persiano Ciro il grande nel 539 e.v. L’importanza del Tempio per Israele non stava tanto nel suo aspetto reale quanto nella sua funzione altamente simbolica, concepita già da Davide che volle il Tempio appunto come segno tangibile dell' unificazione di un popolo nella fede per un D-o unico. Proprio tale funzione simbolica, fortemente sentita, spiegherebbe il profondo smarrimento provato dal popolo ebraico per la sua definitiva distruzione, avvenuta sotto l’imperatore romano Tito nel 70 e.v. La Torah narra come il Tempio di Salomone fosse riccamente decorato. Gli stessi cherubini che sormontavano l’arca nel Mishkan li ritroviamo nel Tempio 39 insieme a fiori, palme 40 , melograni 41 ; essi sono intagliati nelle pareti del Tempio 42 che entrano fin “Santo dei santi” (Kodesh ha- 37 (Isaia 46,7). 38 C.f.r Marc-Alain Ouaknin, Le Dieci Parole, Il decalogo riletto e commentato dai Maestri ebrei antichi e moderni, Paoline, Milano, 2001. 39 (I Re 6, 23-32). 40 (IICronache 3,5). 41 (II Cronache 3,16). 42 (II Cronache 3,7).
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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