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Il potere di sollevare un conflitto interorganico come potere esauribile ''uno actu''. Il caso della sentenza n°116 del 2003 della corte costituzionale

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Sebbene divisa, la dottrina era comunque orientata ad escludere che il concetto in questione potesse essere ricondotto in senso stretto alla nota teoria illuminista 4 e, anche coloro che assunsero posizioni più sfumate, accoglievano in realtà la ratio ultima del principio di divisione, piuttosto che la sua teorizzazione concettuale. In quest'ottica "potere" poteva anche assumere il significato di "organo" 5 . L'esame degli atti dell'Assemblea Costituente, peraltro, mostra chiaramente come il punto di contrasto era principalmente focalizzato sulla possibilità di conferire o meno alla Corte costituzionale la competenza a decidere sui conflitti di giurisdizione 6 . In seguito all'approvazione della Carta costituzionale, infatti, la discussione dottrinale sulla materia si concentrò principalmente sui conflitti di attribuzione come disciplinati dalla l. 3761/1877 e dal codice di procedura civile. Il problema era di un certo rilievo, in quanto poneva il dubbio se la Costituzione, con l'articolo 134, avessi operato una sottrazione della competenza sui conflitti alla Corte di cassazione. Questo fu, di fatto, l'orientamento seguito dai primi commentatori, convinti che tra le garanzie costituzionali la Corte avesse assorbito la competenza della Cassazione 7 . Una dottrina non univoca, tuttavia, perché non mancava chi, contrario all'impostazione di Mortati 8 , riteneva che si trattasse di altre ipotesi di conflitti del tutto diversi da quelli oggetto della competenza della Cassazione. Al termine della discussione prevalse comunque la tesi che aveva trovato espressione (anche) in sede Costituente, e l'aggiunta delle parole «fra i poteri dello Stato», piuttosto che suggerire indicazioni sulle nuove funzioni del Giudice costituzionale sembrava diretta ad escludere la competenza di quest'ultimo in materia di conflitti di giurisdizione. Tutto ciò trova peraltro conferma nel testo definitivo dell'art. 37 della l. 87/1953, laddove restava esclusa la competenza della Corte appunto sui «conflitti di giurisdizione». L'introduzione nella Carta fondamentale dello strumento necessario per dirimere il contrasto tra poteri generava, però, anche un altro ordine di critiche dottrinali, poiché si dubitava della 4 Tra le posizioni radicalmente contrarie all'introduzione del principio in Costituzione quella dell'on. La Rocca, secondo il quale si sarebbe trattato «di un principio superato, artificiale e anacronistico, che tende a rappresentare lo Stato come una sovrapposizione di organi indipendenti gli uni dagli altri e che, pur lavorando alla stessa opera generale, farebbero ciascuno operazioni essenzialmente diverse e avrebbero ciascuno una sfera di azione propria, dalla quale ogni altro potere sarebbe escluso». In Pisaneschi A., I conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, Milano, 1992 , p. 30, nota 47. 5 Così avvenne nella proposta Calamandrei alla IIa sottocommissione. Oggi una distinzione tra i due concetti si trova in Zagrebelsky. Secondo questo autore l'articolo 37 della legge 87/1953 disciplina chiaramente una distinzione tra soggetto sostanziale e soggetto processuale del conflitto. L'organo è quindi soggetto processuale mentre il potere identifica quello sostanziale. La coincidenza tra questi vi sarà solo quando il "potere" si «esaurisce» in un (solo) "organo" . Più avanti si cercherà di approfondire l'argomento. Zagrebelsky G., giustizia costituzionale, Bologna, p. 367. 6 Prima dell'entrata in vigore della Costituzione i conflitti di attribuzione erano disciplinati, insieme con quelli di giurisdizione dalla l. n. 3761/1877, che attribuiva la soluzione degli stessi alle «sezioni di Cassazione istituite in Roma», sostituendo queste al Consiglio di Stato. Erano previste due tipologie di conflitto: il primo (di giurisdizione) poteva essere sia positivo che negativo; il secondo, invece, (tra organi dell'amministrazione e i giudici) poteva essere soltanto negativo, e cioè sorgere quando entrambi i poteri rifiutavano di regolare una determinata materia escludendo simultaneamente la loro competenza su di essa. 7 Non era chiaro però, se si trattasse di una competenza identica, ovvero dovesse intendersi in senso più ampio rispetto a quella attribuita alla Suprema Corte. 8 I relatori Mortati e Tesauro furono autori del primo testo della disposizione che non conteneva il riferimento ai "poteri". 7
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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Stavolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Paolo Carnevale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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Parole chiave

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art. 68 primo comma costituzione
conflitti di attribuzioni
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