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Misure di sicurezza e doppio binario: dall'equivoco storico del codice liberale al sistema del codice Rocco. Il paradigma dei manicomi ''criminali''.

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7 Infatti, se da un lato la pena di morte era prevista soltanto in alcune ipotesi tassative, dall’altro i lavori forzati a vita erano utilizzati nei confronti della maggior parte dei delitti politici. Sintomatici dell’impostazione autoritaria dei rapporti fra Stato e cittadino erano i delitti di ribellione, di disobbedienza ed altre mancanze verso la pubblica autorità. Particolare severità era poi riservata alle persone “ sospette ”, cioè ai diffidati per crimini o per delitti, ai sottoposti alla sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, nonché ai mendicanti, agli oziosi ed ai vagabondi, soprattutto per reati contro la proprietà. Si assisteva così ad una significativa sovrapposizione fra strumenti di polizia ed intervento penale, poiché il reato consisteva nella mera qualificazione di essere ozioso, vagabondo o sospetto. In questo modo, “ il principio liberale secondo cui si poteva essere puniti solo per un fatto, e non per atteggiamenti interiori o atteggiamenti di vita, veniva violato nei confronti di determinate categorie di soggetti, proprio a causa della loro posizione di emarginati sociali ”. La libertà dei sospettati, dei “ pericolosi “, poteva essere diminuita con l’uso di istituti di polizia preventiva, con pratiche arbitrarie ed abusi tollerati. 2 Si trattava di istituti a carattere principalmente amministrativo disciplinati nella legge di pubblica sicurezza ed impiegati a fini di oppressione e prevenzione contemporaneamente. Alla polizia erano affidate funzioni di “ governo delle classi pericolose “, con notevoli margini di discrezionalità, senza considerazione dei principi di stretta legalità e di stretta giurisdizionalità. Tutto questo permetteva di conseguire obiettivi politicamente desiderabili, attraverso la compressione di diritti, prerogative e garanzie. 3 2 Ibidem
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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Flaquinti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Cappellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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