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L'iniziativa Global Monitoring for Environment and Security (GMES)

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17 (EUSC), svariate agenzie comunitarie, nonché la European Civil Protection. A livello nazionale, considerando ad esempio l’Italia, i soggetti che fino ad ora si sono mostrati interessati ai servizi di GMES sono l’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Difesa, la Guardia Costiera, la Confederazione Italiana degli Armatori (Confitarma), la Protezione Civile Nazionale, e molti altri. Gli attori citati interagiscono continuamente nel processo di realizzazione di GMES. In effetti, non è pensabile identificare un unico soggetto da cui sia scaturita l’idea dell’iniziativa, così come non è possibile indicare in senso assoluto un’unica direzione, sia essa nazionale o comunitaria, che abbia fornito l’input iniziale a GMES. Certamente l’iniziativa nasce dall’esigenza comune di stati con una tradizione di politica e industria spaziale forti (quali Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna). D’altro canto è vero anche che tale esigenza sarebbe rimasta insoddisfatta se l’Unione Europea non avesse incluso GMES tra le proprie priorità. La Commissione Europea ha scelto di sostenere lo sviluppo dell’iniziativa dato che, specie negli ultimi vent’anni, si è reso necessario affrontare concretamente il problema del cambiamento climatico e soddisfare la necessità di una politica spaziale autonoma comunitaria. Se è vero, dunque, che gli stati si sono impegnati a fornire un input di tipo tecnologico all’iniziativa, è altrettanto vero che tale input non avrebbe portato alla formazione di un progetto così articolato se la Commissione non si fosse accollata la gestione e il coordinamento del progetto, nonché gli ingenti oneri finanziari necessari alla sua realizzazione. Al momento sembra che l’evoluzione di GMES si trovi in una fase di stallo le cui motivazioni sono molteplici. Sicuramente questa è la fase più critica del progetto dato che la componente spaziale è quasi conclusa e per procedere è necessaria una spinta di tipo politico di cui gli stati, però, sembrano mancare. Se l’iniziativa non riuscirà a raccogliere nuova volontà politica da parte degli stati membri si avrà un punto critico nel processo di “comunitarizzazione” di GMES. L’esito sarebbe un servizio di cui usufruirebbero, in sostanza, solamente gli stati partecipanti al programma ESA e pochi altri, particolarmente interessati. Una soluzione di questo tipo sarebbe però lontana dagli obiettivi che la Commissione Europea si è posta quanto alle capacità di GMES di offrire servizi equamente distribuiti a tutti i cittadini dell’Unione Europea.
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L'iniziativa Global Monitoring for Environment and Security (GMES)

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Alberti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Sonia Lucarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 239

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