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Il tempo nel cinema orientale contemporaneo

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14 Se il tempo fisico é concepito come una successione indefinita di istanti omogenei e uniformi, anche se distinti gli uni dagli altri, analogamente a quanto avviene nella serie dei numeri naturali, dove a ogni unità ne segue un'altra identica alla prima, il tempo vissuto dalla coscienza si nutre di attimi irripetibili che portano l’individuo ad adottare strategie tese alla ri-creazione del momento “magico” vissuto in precedenza. Distaccandosi dall’impostazione “quantitativa” adottata dal senso comune, ci si accorge che il tempo vive nella coscienza umana attraverso un susseguirsi di stati intrinsecamente connessi l’uno all’altro; pur nella loro costitutiva differenza qualitativa essi finiscono col fondersi l’un l’altro. La durata reale sarà data quindi dal flusso ininterrotto degli stati coscienziali che riflettono il nostro vissuto quotidiano. Mentre il tempo della scienza è reversibile e quantificato (in ogni momento potremmo tornare a ripetere esperimenti precedentemente svolti), il tempo della coscienza si caratterizza come durata reale, è irreversibile, poiché tutto quello che si conserva nella memoria non può ripetersi. Quest’ ultima, lungi dall’essere definita come una facoltà specifica e a sé stante, non è che l’essenza del vissuto spirituale del soggetto. I momenti che costituiscono il tempo della coscienza non sono dunque, identici l’un l’altro, poiché possono essere “vissuti” dalla coscienza con maggiore o minore intensità. La durata reale è solo quella della coscienza e incarna la concretezza del tempo, così come appare al soggetto. Il discorso si arricchisce ulteriormente nell’opera successiva, Materia e memoria, dove Bergson indaga sul rapporto che sussiste tra la vita interiore dell’individuo su cui si innesta il flusso di coscienza, e il mondo materiale esterno, ossia l’insieme degli enti corporei con cui ci si relaziona quotidianamente. Secondo il filosofo francese le immagini che compongono il mondo materiale partecipano all’esteriorità delle cose e sono quindi anteriori alla percezione. Tuttavia, essendo legate da rapporti di dipendenza reciproca sono intelligibili, e proprio questa caratteristica (il rimandare ad un’immagine interna) riflette lo statuto della loro rappresentazione. Una volta assodato che la materia è un insieme di immagini, che per statuto stanno a metà tra le cose e le rappresentazioni, Bergson riconosce al corpo pieno statuto ontologico: esso sarà l’immagine prima, cioè quella in grado di scegliere tra le svariate immagini esterne.
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Il tempo nel cinema orientale contemporaneo

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Informazioni tesi

Autore: Ylenia Meliti
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2007-08
Università: Università degli Studi della Calabria
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Teoria della prassi comunicativa e cognitiva
Relatore: RobertoDe Gaetano
Lingua: Italiano
Num. pagine: 123

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