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La posizione schizo-paranoide: un caso di psicosi

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La posizione schizo-paranoide e un caso di psicosi 4 Ippocrate riteneva che il corpo fosse formato da quattro umori: sangue (caldo umido) proveniente dal cuore, flegma (freddo umido) originato dal cervello, bile gialla (caldo secco) prodotta nel fegato, bile nera (freddo secco) secreta nella milza. La malattie era dovuta ad uno stato di squilibrio dei quattro umori presenti nell'organismo o solo ad uno di essi, oltre che da fattori esterni, come il clima o il regime alimentare. Alla sua scuola la predominanza dell'umore nero, secreto dalla bile portava ad un'indole triste, ritirata, pessimista: la malinconia (melancholia, dove melas significa nero e chole bile). Al contrario, la presenza di sangue rosso causava i caratteri passionali, rabbiosi: i “sanguigni”, termine usato ancora oggi. I trattamenti possibili erano di tipo fisico: bagni caldi e freddi, salassi, unguenti, purganti. Più tardi, attraverso i medici greci e soprattutto con Galeno (129 – 200 d.C.), che riprese la teoria umorale di Ippocrate, queste ipotesi e queste pratiche giunsero anche a Roma, dove rimasero dominanti fino alla caduta dell'Impero. Nell'atmosfera medioevale si scopre una follia investita dalla presenza di trascendenze immaginarie, ancora legata all'antica antitesi Bene/Male, come incarnazione ed, intrinsecamente, rivelazione massima della tragicità umana. Sebbene si prepari già la via dell'elusione, il folle viene collocato ai margini della comunità ma non al di fuori di essa; il luogo è quello del passaggio, della soglia; rinchiuso alle porte della città, all'interno dell'esterno, o imbarcato sulla Nave dei folli poiché “egli è prigioniero in mezzo alla più libera, alla più aperta delle strade: solidamente incatenato all'infinito crocevia. È il Passeggero per eccellenza, cioè il Prigioniero del Passaggio. E non si conosce il paese al quale approderà, come, quando mette piede a terra, non si sa da quale paese venga. Egli non ha né verità né patria se non in questa distesa infeconda tra due terre che non possono appartenergli”. Tra la fine del XVI ed il XVII secolo, il malato di mente, anche grave, viveva nel contesto sociale, ma era considerato una persona pericolosa e pertanto si cerò sempre di più di stigmatizzare il fenomeno e di contenerlo. La pazzia venne inclusa fra i vizi capitali (fede/idolatria, speranza/disperazione, carità/avarizia, castità/lussuria, prudenza/follia, pazienza/collera, dolcezza/durezza, concordia/discordia, obbedienza/ribellione, perseveranza/incostanza). I malati che, come si può intuire, si comportavano in modo bizzarro, strano e spesso con modalità aggressive (si pensi al comportamento antisociale del maniaco e dei sofferenti di personalità), venivano aggrediti o derisi, oppure rinchiusi in carcere. La maggior parte delle persone detenute in prigione era in realtà affetta da gravi malattie mentali (in particolare venivano riconosciute quelle di cui aveva parlato Galeno: letargia, disturbi della memoria, sonnolenza, stupore, insonnia, mania, malinconia, melanconia d'amore, fenite, incubo, epilessia, spasmo). In
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La posizione schizo-paranoide: un caso di psicosi

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Favole
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Tesi di specializzazione del II anno di corso in Psicoterapia Psicoanalitica
Anno: 2008
Docente/Relatore: Claudio dott. Grasso
Istituito da: Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

FAQ

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Parole chiave

angoscia persecutoria
casi clinici
identificazione proiettiva
intoiezione
melanie klein
posizione schizo-paranoide
proiezione
psicosi
scissione
storia della follia
teoria delle relazioni oggettuali

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