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La sperimentazione di colture energetiche nel Parco dell'Alta Murgia: analisi del processo produttivo della Brassica Carinata

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12 consentiranno di contenere l'aumento della temperatura tra i 2 e i 2,4 gradi, una soglia sopra la quale si corrono gravissimi rischi per l'ambiente. Non meno incoraggianti sono i dati presentati alla conferenza nazionale sui cambiamenti climatici tenutasi a Roma il 12 settembre 2007 presso il Palazzo della FAO e organizzata dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente. Gli esperti dell’APAT ritengono che quasi la metà del territorio nazionale sia soggetto, nel medio periodo, al rischio desertificazione, andando oltre le stime che vedevano il Sud-Italia (e in particolare Puglia, Sardegna, Sicilia e Basilicata) correre questo rischio. Nella “red list” sono state inserite anche Lazio, Marche, Toscana, Umbria ed Abruzzo. Oltre 6.600 comuni, è stato evidenziato ancora nei workshop dell'APAT, sono classificati nelle categorie di pericolo per alto dissesto idrogeologico, ovvero 8 comuni su 10, interessando in percentuale 23 milioni di cittadini italiani. Il 10% del territorio italiano è classificato a elevato rischio per alluvioni, frane, e valanghe; i dati sono impressionanti se si considera che dal 1918 ad oggi le cifre del dissesto idrogeologico parlano di più di 5.000 grandi alluvioni, 12.000 frane, più di 220 fenomeni all'anno. Per quanto riguarda le precipitazioni, sono meno frequenti ma decisamente più violente del passato, con conseguenze e danni elevati per l’agricoltura e non solo. Una stima di massima prevede, nell'ipotesi oramai superata che la temperatura globale cresca solo di 1,5°C, che i costi per far fronte ai cambiamenti climatici ammonterebbero di 50 miliardi di euro l'anno. Nella situazione più catastrofica, con un aumento della temperatura di circa 6°C, i costi arriverebbero a 200 miliardi. Il cambiamento climatico si traduce dunque soprattutto in danni economici pesantissimi; costi che sono destinati ad aumentare ulteriormente con il passare degli anni e il concomitante innalzamento del livello del mare. Secondo le previsioni degli esperti dell'Onu dell'IPCC, alla fine del secolo tale livello sarà più alto di 30 centimetri. Ovviamente la situazione italiana è perfettamente applicabile anche al resto dell’Europa, dove nell’ultimo decennio si è assistiti a numerosi episodi di emergenze e catastrofi climatiche, che si sono verificate con una frequenza mai registrata in passato. Consapevole dell’importanza degli effetti del riscaldamento globale sui cambiamenti climatici del pianeta e della validità degli studi dell’IPCC, l’UE ha
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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Loglisci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Mariafara Favia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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