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Fondi pensione: disciplina giuridica, valutazione finanziaria e vantaggi per gli iscritti

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- 7 - Forme pensionistiche complementari potevano essere costituite in base a contratti e accordi collettivi, anche promossi da sindacati od organizzazioni di lavoratori, anche autonomi, e pure mediante regolamenti di aziende i cui rapporti di lavoro non fossero regolati da accordi collettivi. Non era (e non è tutt’oggi) permesso ai fondi – anche se soggetti giuridici o dotati di personalità giuridica – di gestire direttamente le risorse dei destinatari. Le stesse dovevano infatti essere gestite da soggetti gestori esterni, il cui patrimonio peraltro non poteva comprendere al proprio interno i valori e le disponibilità affidate in gestione. Infatti, secondo l’art. 6, c. 4-ter «I valori e le disponibilità affidati ai gestori … costituiscono in ogni caso patrimonio separato ed autonomo, devono essere contabilizzati a valori correnti e non possono essere distratti dal fine al quale sono stati destinati né formare oggetto di esecuzione sia da parte dei creditori dei soggetti gestori, sia da parte di rappresentanti dei creditori stessi, né possono essere coinvolti nelle procedure concorsuali che riguardano il gestore». Non era invece previsto l’obbligo di affidare le risorse a una banca depositaria. Lo stesso obbligo è però stato prescritto con l’introduzione della legge 335/1995 (riforma Dini), e permane tutt’oggi. I fondi pensione potevano essere gestiti da: - società di gestione del risparmio (SGR), le quali hanno come oggetto la gestione su base individuale di portafogli di investimento; - società di intermediazione mobiliare (SIM); - imprese assicurative; - società di gestione dei fondi comuni di investimento mobiliare. Inoltre (art. 6, c. 1) i fondi pensione gestiscono le risorse anche attraverso: - sottoscrizione o acquisizione di azioni o quote di società immobiliari, osservando dei limiti: non si possono investire le disponibilità: o in azioni o quote con diritto di voto, emesse da una stessa società, per un valore nominale superiore al 5% del valore nominale complessivo di tutte le azioni o quote con diritto di voto emesse dalla società stessa se quotata, o al 10% se non quotata, né comunque, azioni o quote con diritto di voto per un ammontare tale da determinare in via diretta un'influenza dominante sulla società emittente; o in azioni o quote emesse dalle società sponsor in misura complessiva superiore al 20% delle risorse del fondo e, se trattasi di fondo pensione di categoria, in misura complessiva superiore al 30%; - sottoscrizione o acquisizione di quote di FCI mobiliare chiusi secondo le disposizioni8 del d.m. 703/1996 (a cui si fa espresso richiamo), ma comunque non superiori al 20% del proprio patrimonio e al 25% del capitale del fondo chiuso. Il finanziamento dei fondi, secondo il decreto, doveva gravare sui destinatari, e in caso di lavoratori subordinati, anche sul datore di lavoro. Era previsto il versamento di un contributo che doveva essere fissato dalle fonti istitutive del fondo, in misura percentuale, nonché il versamento di una quota dell’accantonamento annuale al TFR. Come già detto il decreto 124/1993 ha previsto anche i Fpa (disciplinati dall’art. 9), ai quali potevano aderire i soggetti per i quali non fosse stato già costituito un apposito fondo negoziale, o non possedessero i requisiti per aderirvi. 8 Art. 4 c. 2, D.M. Tesoro 703/1996: «il patrimonio del fondo pensione non può essere investito in misura superiore al 15 per cento in titoli di debito e di capitale, ivi compresi i prodotti derivati che danno diritto all'acquisto di tali titoli, emessi da uno stesso emittente o da soggetti facenti parte di un medesimo gruppo».
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Fondi pensione: disciplina giuridica, valutazione finanziaria e vantaggi per gli iscritti

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Informazioni tesi

  Autore: Christian Baire
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Andrea Calamanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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