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L'isteria nel romanzo francese "fin de siècle": Charcot e la sua dottrina in Claretie e Bonnetain

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regolarmente le sue lezioni. Soprattutto la fotografia, che in quegli anni “was more 46 and more applied [...] particulary in teaching medical students and physicians”, diventa uno strumento indispensabile anche nell’indagine eziologica che conducono Charcot e i suoi allievi. La Salpêtrière, fino ad allora “centre d’enseignement marginal du fait de son ‘matériel’, de son médiocre prestige universitaire et de sa situation à la péripherie de 47 la ville”, diviene un importante punto di riferimento per chi si interessi di neurologia e delle patologie ad essa correlate, tanto da potersi fregiare del titolo di école che riconosce in Charcot il proprio capo indiscusso. Che si possa addirittura parlare di doctrine de la Salpêtrière non è, però, un fatto assodato: soprattutto la critica più recente ha messo in discussione questa posizione, evidenziando quanto l’opera di Charcot “révèle tout à l’opposé une pensée ouverte, en remaniement constant, fondée sur des modèles provisoires qui évoluent et se succèdent sans 48 jamais s’arrêter en système”. Avremo modo di entrare nel merito della questione nel capitolo consacrato all’opera di Charcot. Ci basti per il momento sottolineare quanto grande sia il prestigio di cui godono i risultati prodotti dalla sua ricerca e specialmente gli studi sull’isteria: il neurologo diviene la figura dominante della medicina del suo tempo, raggiungendo la notorietà non solo all’interno dei propri confini nazionali, ma anche, e soprattutto, all’estero. Nel marzo del 1881 Charcot intraprende, tra l’altro, un viaggio in Russia dove è stato chiamato per un consulto medico; l’apprezzamento dimostrato da quel paese, produce una vasta eco anche in Francia: la stampa, e non solo quella medica, riporta l’evento con enfasi, sottolineando la grande popolarità acquisita da Charcot, il primo, come afferma il romanziere Jules Claretie, ad aver “mis le doigt sur la maladie du siècle, sur cette 49 névrose dont nous souffrons tous plus ou moins”. Analoghe manifestazioni di stima e considerazione sono tributate a Charcot dalla vicina Inghilterra dove il neurologo si reca per partecipare al Settimo congresso medico internazionale che si riunisce in quello stesso anno a Londra. Charcot, grande conoscitore ed estimatore della cultura anglosassone, manteneva da tempo con questo paese uno stretto rapporto di scambio scientifico, sebbene, più di una volta, il contesto medico inglese avesse formulato qualche riserva sui risultati degli studi da lui condotti sull’isteria e sull’ipnosi. Numerosi, tuttavia, sono gli amici che Charcot annovera Oltremanica: tra questi i Casella, “londoniens d’origine italienne, 46 A.-H. Maehle, The search for objective communication: medical Photography in the Nineteenth Century, in R. G. Mazzolini (ed.), Non-verbal communication in Science prior to 1900, Firenze, Olschki, 1993, p. 572. 47 M. Bonduelle, T. Gelfand, C.G. Goetz, Charcot, cit., p. 67. 48 M. Gauchet, G. Swain, Le vrai Charcot, Paris, Calman-Lévy, 1997, p. 18. 49 Le temps, 22 mars 1881, p. 3, citato in M. Bonduelle, T. Gelfand, C.G. Goetz, Charcot, cit., p. 235. 18
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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Boneschi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Sergio Cappello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

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Parole chiave

bonnetain
charcot
claretie
isteria
letteratura francese
positivismo
romanzo francese
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