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Valorizzazione dell'area dell'ex fornace Lolli di Fusignano (RA): ipotesi di restauro e allestimento dei reperti industriali e di progetto di un nuovo polo di formazione professionale

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16 Nella prima fase, gli addetti all’archeologia industriale avevano un atteggiamento principalmente conservatore, probabilmente influenzati dalle correnti di pensiero che in quegli anni propugnavano la salvaguardia dei “centri storici” e in generale delle testimonianze del passato. La chiusura mentale verso la possibilità del riuso creativo di spazi e edifici ha molto spesso decretato la rovina stessa di molti siti industriali. L’incomunicabilità tra conservatori, fermi nelle loro posizioni, e imprese, mosse da politiche di mercato e possibili protagoniste nel gioco del riuso di archeologie industriali, ha quindi portato ad uno stato di immobilità e inazione, che alle volte ha impedito la demolizione senza controllo, ma altre volte ha significato il definitivo abbandono e conseguente rovina. Con gli anni ’90 l’interesse dell’archeologia industriale si è allargato e il concetto di patrimonio si è esteso anche agli apparati produttivi, agli strumenti e alle macchine. Alla luce di questa impostazione sono state realizzate numerose esperienze soprattutto di conoscenza, catalogazione e schedatura dei siti industriali. Principalmente ci si è mossi per la conservazione della memoria: si sono costituiti repertori fotografici d’autore, esiste una una gamma di interventi di salvaguardia e di riuso, con una casistica di siti, opifici e architetture; archivi e nuclei di documentazione. Inoltre occorre ricordare il miglioramento e l’aumento di organizzazioni e fondazioni che si occupano della salvaguardia in questo campo. Persino sono stati realizzati eventi nei luoghi dell’archeologia industriale, che sono diventati sfondo a presentazioni commerciali di prodotti vari, a manifestazioni artistiche o esposizioni fotografiche, nonché scenografie di film di successo. Dal momento della sua nascita, l’archeologia industriale ha incontrato e tuttora incontra difficoltà nella definizione del proprio oggetto di studio e della propria metodologia; da un lato coinvolge la storia dell’architettura e del paesaggio, dall’altro ha delle affinità con la tecnologia, la sociologia, l’economia e la storia. Risulta difficile mantenere quindi l’equilibrio tra due tentazioni entrambe molto forti ossia quella che vede l’archeologia industriale come supporto di una storia universale del lavoro umano e quella che, ispirata ad una concezione riduttiva dell’industria, considera solo alcuni aspetti tradizionale dell’industria manifatturiera per limitarsi a collezionare vecchie filande e mulini anteriori al 1850. Naturalmente, l’interesse per un determinato reperto sarà diverso a seconda del punto di vista dell’archeologo, dipenderà vale a dire dal fatto che questi privilegi un aspetto più che un altro, dando una valenza più significativa all’architettura, agli elementi strutturali in senso stretto, alla storia, alle peculiarità sociali. L’industria è un fenomeno complesso, non riducibile né alla sola tecnologia né a meri problemi di organizzazione del lavoro e capacità di produzione. Questa stessa complessità investe anche l’archeologia industriale, i cui risultati diventano efficaci se si inseriscono
Anteprima della tesi: Valorizzazione dell'area dell'ex fornace Lolli di Fusignano (RA): ipotesi di restauro e allestimento dei reperti industriali e di progetto di un nuovo polo di formazione professionale, Pagina 4

Informazioni tesi

  Autore: Elena Giugni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Andrea  Alberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

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