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Enterprise Risk Management in campo assicurativo alla luce di Solvency II

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12 1) sino al 31 Dicembre 2009, un importo pari al 50 per cento degli utili futuri dell’impresa, ma non superiore al 25 per cento del minore fra il margine di solvibilità disponibile e il margine richiesto. L’importo degli utili futuri si ottiene moltiplicando la media aritmetica degli utili realizzati nel corso degli ultimi cinque anni nelle attività dei rami I, II, III e IV di cui all’articolo 2, comma 1 (13) , ed in quelle di cui all’articolo 2, comma 2 (14) , del D. Lgs. n. 209/2005, per il fattore, non superiore a sei, rappresentativo della durata residua media dei contratti; 2) la differenza tra l’importo della riserva matematica determinata in base ai premi puri risultante dal bilancio, diminuita dell’importo della stessa riserva relativa ai rischi ceduti, e l’importo della corrispondente differenza tra la riserva matematica relativa agli affari assunti e quelli ceduti, determinata in base ai premi puri maggiorati della rata di ammortamento delle spese di acquisizione contenute nei premi di tariffa (15) . Sia per il ramo vita che per il ramo danni, possono essere computati, con ineguali vincoli (16) , le plusvalenze latenti al netto delle minusvalenze derivanti dalla valutazione degli investimenti dell’impresa, purchè tali plusvalenze non abbiano carattere eccezionale, e la metà dell’aliquota non versata del capitale sociale o del fondo di garanzia sottoscritti. Particolarmente importante è la previsione dell’articolo 12, comma 6, del Regolamento che riproduce le disposizioni del Provvedimento ISVAP n. 2415/2006 concernenti le rettifiche da effettuare sul margine disponibile per l’eliminazione del computo multiplo del capitale, nel caso di possesso di partecipazioni in enti creditizi e (13) Ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del Codice delle Assicurazioni, la classificazione per ramo, nei rami vita, è la seguente: I. le assicurazioni sulla durata della vita umana; II. le assicurazioni di nuzialità e di natalità; III. le assicurazioni, di cui ai rami I e II, le cui prestazioni principali sono direttamente collegate al valore di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio o di fondi interni ovvero a indici o ad altri valori di riferimento; IV. l’assicurazione malattia e l’assicurazione contro il rischio di non autosufficienza che siano garantite mediante contratti di lunga durata, non rescindibili, per il rischio di invalidità grave dovuta a malattia o a infortunio o a longevità; (14) L’impresa che ha ottenuto l’autorizzazione all’esercizio delle assicurazioni di cui ai rami I, II o III del comma 1, ovvero quella di cui al ramo V del comma 1 se è stata autorizzata ad esercitare anche un altro ramo vita con assunzione di un rischio demografico, con i relativi contratti può garantire in via complementare i rischi di danni alla persona, comprese l'incapacità al lavoro professionale, la morte in seguito ad infortunio, l’invalidità a seguito di infortunio o di malattia. L’impresa che ha ottenuto l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di cui al ramo VI del comma 1, in via complementare ai relativi contratti, può garantire prestazioni di invalidità e di premorienza secondo quanto previsto nella normativa sulle forme pensionistiche complementari (art. 2, comma 2, Codice delle Assicurazioni). (15) Questa differenza non può essere superiore al 3,5% della somma delle differenze tra i capitali “vita” e le riserve matematiche per tutti i contratti per i quali non sia cessato il pagamento dei premi. Essa è ridotta dell’eventuale importo iscritto nell’attivo per provvigioni di acquisizione da ammortizzare. (16) Cfr. l’art. 23, comma 1, lettere c) e d), del Regolamento Isvap n. 19/2008.
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Enterprise Risk Management in campo assicurativo alla luce di Solvency II

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Dini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Banca, Borsa, Assicurazioni
  Relatore: RobertoCaparvi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

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