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Riflessioni filosofico-giuridiche sul fenomeno eutanasico in Italia

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7 “Invece il morire per fuggire la povertà o la passione amorosa o qualcosa di doloroso non è di un uomo coraggioso, ma piuttosto di un vile: è infatti debolezza lo sfuggire ai travagli e chi s’uccide agisce non per affrontare una prova decorosa, bensì per fuggire un male.” 6 Quanto al ruolo del medico in eventuali casi di “suicidio assistito” possiamo dire che da un lato la prassi comune non escludeva questo tipo di azione, ma dall’altro lato il Giuramento di Ippocrate la esclude in modo categorico: “Non darò a nessuno farmaci mortali, neppure se richiesto, né mai suggerirò di prenderne. Manterrò scrupolosamente questo mio giuramento con ogni forza e con tutto il mio sapere ... Guidato dalla mia esperienza e dalle mie cognizioni, ordinerò un regime alimentare per curare gli ammalati, salvaguardandoli da ogni male e da ogni danno.” 7 Sul suicidio in generale vi sono diverse posizioni, da quella degli stoici che lo additano come via d’uscita non tanto rispetto ai mali della vita (questo sarebbe una viltà), ma alla prospettiva di essere costretti a venir meno ai propri doveri di uomini virtuosi, a Cicerone che, nel "Somnium Scipionis" così scrive: "Tu, o Publio, e tutte le persone rette, dovete conservare la vostra vita e non dovete allontanarvi da essa senza il comando di colui che ve l’ha data, affinché non sembriate sottrarvi all’ufficio umano che Dio vi ha stabilito.” 8 In età medievale la riflessione sulle virtù etiche del medico si evolve nella linea segnata da Ippocrate ed arricchendosi delle suggestioni che provengono dalla cultura ebraico-cristiana. Anche il tema del suicidio viene affrontato in tale ottica e, fin dai Padri della Chiesa, sono numerose le prese di posizione di quanti ne sottolineano l’assoluta inconciliabilità con la morale cristiana: l’uomo non è padrone della propria vita e non ne può disporre da arbitro assoluto. Tommaso d’Aquino esprime in modo lapidario le tre motivazioni per cui il suicidio è un atto moralmente illecito, sia nell’ottica della legge morale naturale, sia in quella della legge divina positiva. Per l’Aquinate quindi il suicidio è assolutamente illecito per tre motivi. Primo, perché per natura ogni essere ama se stesso, e ciò implica la tendenza innata a conservare se stessi e a resistere per quanto è possibile a quanto potrebbe distruggerci. Secondo, perché la parte è essenzialmente qualche cosa del tutto; ciascun uomo è parte della società, e 6 Aristotele, Etica a Nicomaco, a cura di Armando Carlini, Laterza, Bari, 1924, 87 e ss. 7 tratto da htttp://www.Lamedicinaantica-IlgiuramentodiIppocrate.it 8 G. Milano, Bioetica. Dalla A alla Z, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1997, 126 e ss.
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Riflessioni filosofico-giuridiche sul fenomeno eutanasico in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Mattiuz
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: MaurizioManzin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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Parole chiave

diritto alla/sulla vita umana
disponibilità/indisponibilità della vita umana
eutanasia
pratiche eutanasiche
sacralità/qualità della vita umana

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