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Licenziamenti collettivi e criteri di scelta

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18 includendo nella fattispecie anche le ipotesi di mera riduzione dell’elemento personale dell’impresa, tutti quei casi, quindi, in cui l’impresa, per la natura dell’attività svolta, potesse effettuare il ridimensionamento senza dover modificare, trasformare o sopprimere le sue strutture organizzative o materiali 13 . In tal modo erano ricomprese nella fattispecie anche le ipotesi dei c.d. licenziamenti “tecnologici”, che in un primo momento erano stati esclusi 14 . Si è giunti fino al punto di affermare la natura collettiva del licenziamento in tutti i casi in cui l’imprenditore adottasse il proprio potere di dimensionare l’azienda riducendo il personale. La rilevanza del profilo causale si avvertiva in particolare nell’esclusione di quei licenziamenti determinati da una soppressione di reparti o uffici che, non incidendo sulla attività economica, risultavano essere solo una mera modifica dello svolgimento dell’attività economica o dell’organizzazione del lavoro 15 . In conclusione, ciò che si rileva nella vigenza degli accordi interconfederali era il ridimensionamento aziendale. Tutto ciò ha focalizzato l’attenzione non sulla distinzione fra il licenziamento per motivi personali e il licenziamento per motivi economici, bensì su quella fra licenziamento individuale per motivi economici e quello collettivo per motivi economici 16 . Il dibattito sopra sintetizzato non ha dato il dovuto conto alla disciplina comunitaria nel frattempo emanata, a partire dal 1975 17 ; se, infatti, la disciplina 13 Cass. 16 gennaio 1975, n. 172, in Riv. giur. lav., 1975, II, p.79. 14 Ventura, Licenziamenti, cit., p. 11; Del Punta, Licenziamenti collettivi per riduzione di personale, in Giust. civ, 1983, I, p. 470 ss. 15 Cass. 28 giugno 1979, n. 3648, in Riv. giur. lav., 1980, II, p. 42. 16 Del Punta, La legge n. 223/91 e i licenziamenti collettivi: un primo bilancio teorico, in Quad. dir. lav. re. ind., 1997, n. 19, p. 15. 17 Il quadro comunitario sui licenziamenti collettivi si compone di tre direttive succedutesi dal1975 ad oggi: la n. 129 del 17 febbraio 1975 è quella principale nella quale contenuta la disciplina fondamentale della materia; nel1992 quella direttiva è stata integrata su alcuni aspetti dall dir 92/56 del 24 giugno; infine nel 1998, il legislatore comunitario ha provveduto al coordinamento dei contenuti delle due direttive, fondendole in una terza direttiva , la n. 98/59 del 20 luglio, che ha abrogato quelle precedenti. Biagi, Vecchie e nuove regole in tema di licenziamenti collettivi: spunti comunitari e comparati, in dir. rel. ind., 1992, n.2, p. 151 ss., ora anche in Montuschi, Tiraboschi, Treu, Marco Biagi, un Giurista progettuale. Scritti e scelti, Milano Giuffré, 2003, p. 407 ss.; Granata , Le direttive comunitarie in materia di licenziamenti e l’ordinamento italiano, in Quadr. Dir. lav. rel. ind., 1997, n. 19, p. 159 ss.; Roccella, Treu, Diritto del lavoro delle comunità europee, 2002, 3^ ed.,,,
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Licenziamenti collettivi e criteri di scelta

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Informazioni tesi

Autore: Fabio Laino
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2005-06
Università: Università degli Studi di Parma
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: EnricoGragnoli
Lingua: Italiano
Num. pagine: 80

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