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La lotta per il riconoscimento di un'identità: la ''Primavera Nera'' in Cabilia

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11 te per i malati e i disoccupati, e liste di priorità, affinché il nuovo partente fosse colui che da più tempo era privo di lavoro. In caso di decesso, la soli- darietà mostrava la sua ampiezza: tutti i membri della comunità davano un contributo in denaro. La famiglia del defunto avrebbe così avuto un po’ di contanti per mantenersi, in quel momento di difficoltà, e non avrebbe dovu- to neanche pagare per il rimpatrio del corpo del suo caro. Questa forma di solidarietà si estese, fino a culminare nel sentimen- to di appartenenza ad una stessa comunità nazionale, nel ricordo del mondo rurale, e a spese del sentimento di classe, che si sviluppava tra gli operai francesi. Lo sguardo dell’immigrato era rivolto alla patria. In fondo la condizione particolare dei Cabili partiva dall’Algeria stessa, quando la djemaâ decideva chi sarebbe partito. Si trattava di un legame in- scindibile. Gli emigrati non smisero mai di considerarsi parte delle comuni- tà di origine. Un sentimento alimentato dai frequenti rientri, dal bisogno di rimborsare i debiti della famiglia, contratti magari per riscattare le terre sequestrate dai Francesi, e che non lasciava loro lo spazio per integrarsi nella nuova società. La durata dei “soggiorni” in Francia variava solitamente dagli otto mesi ai due anni, raramente si protraeva più a lungo. Le istitu- zioni cabile avevano comunque creato dei “paracadute”, affinché si potesse prevenire l’emigrazione definitiva. Era abbastanza diffuso far sposare i can- didati all’emigrazione poco prima della partenza. In questo modo, il parten- te desiderava rientrare, anche perché la tradizione impediva alle spose di partire con i propri mariti24. Solo trovare una moglie europea, o aprire un’attività in proprio in Francia, conduceva alla decisione di restare perma- nentemente nel nuovo Paese. Coloro che si trasferivano definitivamente e- rano gli unici a sentire il bisogno di integrarsi nella nuova società. Un altro sistema per mantenere vive, nella memoria degli emigrati, le abitudini dei loro villaggi, era quello di reintegrarli subito nella vita della famiglia appe- na rientrati dalla Francia e reinserirli nei compiti che avevano avuto prima di partire, come se mai fossero partiti. Tutto ciò non poteva evitare che, il periodo vissuto all’estero, lasciasse negli emigrati delle influenze, che la- sciavano segni invisibili, ma indelebili di un mondo moderno, che contri- buiva all’evoluzione delle loro mentalità. Nei loro cuori si erano introdotte delle nuove idee, che essi portavano nei loro villaggi. Si trattava di pensieri d’indipendenza, di progresso sociale, d’istruzione, che ora andavano diffon- dendosi anche tra le donne. Queste coscienze nuove divennero il fulcro es- senziale del Movimento Nazionale Algerino, che giocò un ruolo fondamen- tale nella resistenza alla pauperizzazione e allo spossessamento, sempre crescente, dei contadini. 24 Questa tradizione si infranse solo dopo la II Guerra Mondiale.
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La lotta per il riconoscimento di un'identità: la ''Primavera Nera'' in Cabilia

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Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Pia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Bianca Maria Carcangiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

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