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Un filo d'arianna della filosofia nietzscheana: il dolore da principio ontologico a fondamento esistenziale

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15 o un fosso, e quivi inevitabilmente cadere ». in quest’ottica vivere è morire ogni giorno di più e la morte risulta essere lo stato più auspicabile, perché almeno dispensa l’uomo dalla sofferenza. È vero che Leopardi non si abbandonò mai al fascino del suicidio, e che cercò fino alla fine di trovare una dimensione in cui il dolore fosse meno devastante, ma è anche vero che egli non arrivò mai ad accettare la vita in assoluto. Il salto che il poeta italiano non è in grado di fare è scorgere nel dolore un’occasione da cui trarre la vera felicità. L’“inno alla vita” di Nietzsche invece non accetta condizioni: il suo è un amore assoluto che santifica tanto la gioia quanto il pianto. Un altro pensatore che dà a Nietzsche significativi spunti di riflessione sul tema del dolore è Dostoevskij. Dalla lettura di alcune opere del romanziere russo Nietzsche eredita un vero patrimonio: la celebrazione del dolore come valore, la “psicologia del sottosuolo” e l’annuncio del nichilismo. Riguardo al ruolo che il dolore riveste nella visione di Dostoevskij, possiamo dire che esso rappresenta la fonte della conoscenza umana. Come in Nietzsche la capacità di accettazione del dolore fa la differenza tra l’uomo comune e l’Übermensch, allo stesso modo in Dostoevskij essa determina la distinzione tra l’“uomo del sottosuolo” e l’“uomo normale”. Quest’ultimo cerca di dare un senso alla propria esistenza attraverso le leggi razionali; l’“uomo del sottosuolo” invece non si accontenta del “due per due uguale quattro”, perché sa che la conoscenza più profonda è quella che proviene dall’esperienza. In questi termini è possibile ravvisare nell’uomo del sottosuolo lo spirito libero nietzscheano e nella sete di conoscenza di Dostoevskij l’impulso al vero di Nietzsche. Il confronto tra i due pensatori conduce pertanto alla constatazione di un medesimo atteggiamento nei confronti del rapporto problematico tra conoscenza e vita: essi credono che solo dall’errore sia possibile crescere e per questo preferiscono andare incontro alla sofferenza del fallimento, piuttosto che rimanere nella sicurezza del limite. Lo strumento di attuazione di questo comune progetto esistenziale è la “psicologia del sottosuolo”, che consiste nel dare voce a quegli istinti che l’uomo tende generalmente a sublimare perché ritenuti socialmente sconvenienti. Questa particolare attenzione alla parte irrazionale
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Informazioni tesi

  Autore: Annarita La Morticella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Adriano ardovino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

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