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Leoncavallo: un'impresa per la qualità sociale

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13 Il Welfare State tra scommessa universalistica e deriva privatistica Dal punto di vista politico, la costruzione sociale delle istituzioni di Welfare ha rappresentato un momento storico di coinvolgimento collettivo e di massa innanzitutto nella dialettica democratica e civile sulla definizione dei beni pubblici. Questi processi hanno a lungo alimentato una vita quotidiana della sfera pubblica a cui, in principio, non era estranea la stessa azione volontaria, nata non in opposizione ma all’interno dello sviluppo del Welfare State. La scommessa alla base del Welfare keynesiano era dunque essenzialmente legata al carattere redistributivo e perequativo che tale sistema avrebbe dovuto avere. Attraverso l’accesso a un insieme di servizi socio-assistenziali, sanitari ed educativi, la massa dei cittadini avrebbe potuto tradurre i diritti formali sanciti dalla Costituzione in diritti sostanziali, vale a dire in forme di cittadinanza attiva. A fondamento di questo discorso, vi erano. da un lato, gli ideali di progresso e di emancipazione provenienti direttamente dal secolo dei Lumi; dall’altro, le ben più prosaiche necessità funzionali di un assetto produttivo fordista che aveva bisogno di ridurre al minimo la conflittualità operaia, anche a costo di concessioni rilevanti sul piano della sicurezza sociale e della qualità della vita delle masse (Guttman, 1998; de Leonardis, 1990; Paci, 1989). Rispetto infatti ai rapporti tra la sfera economica e quella sociale, l’incontro tra queste due spinte era all’origine di quell’equilibrio temporaneo tra società e mercato sostanziatosi appunto nel Welfare State postbellico. In questo senso, si può dire, in un’ottica polanyiana (Cella, 1997), che tale esito rappresenta, per molti versi, l’istituzionalizzazione statale della necessità della società di proteggersi dalla potenziale distruttività dell’economia e, soprattutto, del mercato. Lo Stato sociale segna infatti la massima separazione dell’economico, rappresentato dal mercato e dalla fabbrica, dal sociale, identificato principalmente nei servizi alla persona. La difesa si può dire che consistesse, dunque, nell’espulsione dell’economico dalla sfera della riproduzione sociale. D’altro canto, sarà proprio questa scissione a far sì che la successiva “vittoria” del mercato, divenuto principio primo di regolazione sociale, si stia oggi traducendo in un processo di re-embedding all’interno del quale l’economico tende a inglobare sempre più il sociale, privato degli strumenti istituzionali e simbolici necessari per la propria difesa. D’altronde, l’agire tipico del settore nonprofit sembra offrire la possibilità di una nuova forma d’incorporazione dell’economia nella società, insieme all’eventualità opposta di una definitiva omologazione della seconda ai princìpi della prima. Due elementi fondamentali sono allora individuabili nella genesi del Welfare State, come nodi attorno ai quali è nata, cresciuta e infine entrata in crisi un’esperienza collettiva durata decenni. Il primo è quello relativo alla partecipazione civile, rispetto alla costruzione di una sfera pubblica di natura universalistica e dall’orizzonte egualitario. Il secondo attiene invece alla natura
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Leoncavallo: un'impresa per la qualità sociale

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Informazioni tesi

Autore: Andrea Membretti
Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociologia
Anno: 2001
Docente/Relatore: Antonio Mutti
Correlatore: Otade Leonardis
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: sociologia e ricerca sociale
Lingua: Italiano
Num. pagine: 165

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