Leoncavallo: un'impresa per la qualità sociale

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18 nonprofit si fanno carico della valenza pubblica delle tematiche affrontate. L’ibridazione con il mercato vero e proprio e con le logiche del profit sta ulteriormente mettendo a rischio lo statuto collettivo di questi beni e del discorso su di essi. Dunque il Welfare statale ha, per molti versi, contribuito in modo sostanziale alla propria delegittimazione e allo sviluppo di modelli alternativi rispetto alla sfera dei servizi sociali in senso lato. Nell’ultimo paragrafo di questo capitolo verrà considerata la necessità, normativa, innanzitutto, ma anche funzionale, di proseguire la scommessa universalistica del Welfare, anche se in forme più consone ai tempi mutati. Nel prossimo paragrafo, invece, mi soffermerò ancora su quella particolare “ricetta” proposta da molti come risolutiva per le tematiche in questione, vale a dire la soluzione definita del “mercato sociale”. Efficienza, equità, reciprocità: la “ricetta” del mercato sociale Nella attuale discussione sul dopo Welfare, si fa sempre più spesso riferimento al mercato sociale: quel luogo dove operano, in competizione o in collaborazione tra loro, Stato, mercato e Terzo Settore, e dove si trattano beni e servizi di natura sociale, in precedenza esclusivo appannaggio del Welfare State. Negli ultimi anni, esso è stato presentato nei più svariati ambienti politici, economici e sindacali come “la ricetta” per uscire dalla crisi del Welfare post- bellico, senza imboccare la strada della radicale privatizzazione sostenuta dai fautori più accesi del neo-liberismo e del mercato auto-regolato. In questa ricetta, sono di norma presentati come determinanti tre ingredienti: - la rivalutazione delle virtù del mercato, sia nella versione banalizzata dell’efficienza economicistica sia in quella, culturalmente più radicata, della riscoperta del “lato buono” del mercato quale moltiplicatore di relazioni sociali; ambito d’incontro tra modi di fare e di pensare spesso molto distanti, collegati, gli uni agli altri, dalla mediazione dello scambio; - la rivalutazione di forme di scambio e di commercio non riconducibili alla dimensione monetaria, bensì afferenti alla sfera della reciprocità e del dono: si tratta di forme attinenti all’economia informale e soprattutto al settore d’intervento degli attori nonprofit; - l’enfasi posta sulle capacità autorganizzative della società civile, tramite appunto l’associazionismo e l’economia sociale, in relazione ai limiti della regolazione statuale. Il mercato sociale rappresenta dunque un’ipotesi molto concreta di trasformazione del Welfare statale che, riorganizzando il sociale sulla base di altri princìpi, apre nel contempo rilevanti interrogativi, il primo dei quali riguarda proprio le accezioni da dare al termine “sociale”. Esso, infatti, può essere tanto l’obiettivo dell’azione socio-economica di mercato quanto l’area su cui svariati

Anteprima della Tesi di Andrea Membretti

Anteprima della tesi: Leoncavallo: un'impresa per la qualità sociale, Pagina 15

Tesi di Dottorato

Dipartimento: sociologia e ricerca sociale

Autore: Andrea Membretti Contatta »

Composta da 165 pagine.

 

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