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SARDignità. Interiorizzazioni mediatiche e pratiche autorappresentative in Sardegna.

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Una conclusione che sembra emergere spontanea in questo capitolo è che l’uso delle differenze come ricchezza culturale e segno di dignità sociale non potrebbe che avvantaggiare anche lo sviluppo economico soprattutto delle aree più povere e spesso più problematiche del sud e delle isole, oltre che di tutti quei contesti nelle quali il bilinguismo e il multiculturalismo (sia storico che recente) rappresenta una realtà che non può più ragionevolmente essere ignorata. In questo senso è plausibile affermare che ogni regione percepita come tale dai suoi abitanti possa e in qualche caso debba orientare le sue differenze non come fonte di competizione economica e giudizio morale ma di comprensione sociale, crescita culturale e scambio informativo. 3) Tempi: Nel terzo capitolo si mettono in evidenza le epoche mediatiche nel contesto spaziale sardo attraverso una excursus storico ridotto all’essenziale e particolarmente focalizzato sui processi di transizione e interiorizzazione delle pratiche comunicative. Tralasciando per ovvie ragioni di sinteticità il passato più remoto si passano in rassegna alcune delle caratteristiche più palesi ai fini di comprendere le pratiche comunicative inerenti la cultura sarda. Il primo aspetto che viene messo in evidenza è quello per cui considerando che i primi documenti scritti utilizzando i volgari sardi, risalenti addirittura alla seconda metà dell’anno mille (1066-74) è evidente una precoce emancipazione dal latino che mostra come non si possa propriamente parlare nel contesto sardo di oralità primaria (ossia di quella di una cultura del tutto ignara della scrittura). Considerando allora come le pratiche di scrittura fossero in espansione durante il periodo Giudicale si và allora a esaminare come con l’invenzione della stampa (introdotta in Sardegna nel 1566) facilitò questo processo, notando come però come l’avviamento dell’Inquisizione Spagnola (1492) e l’introduzione della censura preventiva (1502) interruppero quella stagione di libertà che aveva accompagnato la stampa fin dalla sua comparsa, facendo dei libri quasi “una merce proibita” o per lo meno pericolosa. Continando la panoramica si và allora ad accennare di come se la classe dominante spagnola controllò le tipografie e di fatto limitò ogni tipo di circolazione e diffusione di testi scritti, quella Sabauda cercò “solo” di indirizzarne i contenuti e di inserirvi il proprio punto di vista. Per quanto riguarda l’autorappresentazione si fa un breve accenno al fenomeno giornalistico sardo italiofono e una particolare attenzione a quello dei “fogli volanti” contenenti fatti di cronaca o di importanza sociale sotto forma di poesia e canzoni in lingua sarda, testimonianza di una antica tradizione orale di selezione, interpretazione ed esposizione “giornalistica”. Considerando che la caratterizzazione e l’influenza politica del giornalismo vero e proprio continuò nel periodo fascista e nel dopo guerra si va allora ad esaminare come gli altri mezzi di comunicazione abbiano trovato uso in Sardegna. Considerato che la prima trasmissione radiofonica libera in Sardegna sia addirittura del 1943, e che dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.202 del 76 la 14
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SARDignità. Interiorizzazioni mediatiche e pratiche autorappresentative in Sardegna.

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Curreli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Carlo Sorrentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

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Parole chiave

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antrolpologia
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