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L'adesione della Comunità europea alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo

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5 dell’uomo: il cammino percorso va dall’impegno politico delle tre istituzioni - Parlamento, Consiglio e Commissione - a rispettare la Convenzione europea, affidato ad una dichiarazione congiunta del 197712, al riferimento al rispetto della Convenzione di salvaguardia nel Preambolo dell’Atto unico del 1986, sino all’incorporazione di un tale riferimento nei diversi articoli del Trattato di Maastricht13. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo non è stata soltanto integrata nell’ordine giuridico interno attraverso i meccanismi accennati: essa è anche un fondamentale punto di riferimento dell’attività esterna della Comunità e dell’aiuto che essa dà ai Paesi in via di sviluppo nei loro sforzi finalizzati alla realizzazione di un’economia di mercato e di una democrazia pluralista, entrambe basate sul rispetto dei diritti dell’uomo 14 . L’adesione della Comunità alla CEDU sembrerebbe rappresentare il prolungamento naturale dell’incorporazione delle garanzie materiali della Convenzione nel diritto comunitario. A questo proposito sono state sollevate molteplici obiezioni. Alcuni autori hanno sottolineato che la CGCE garantisce pienamente, con la sua giurisprudenza, il rispetto dei diritti dell’uomo inscritti nella CEDU, e hanno liquidato come falso problema la necessità dell’adesione15. Altri osservatori, pur ammettendo che l’attuale protezione dei diritti dell’uomo nella Comunità non è perfetta, ritengono che ricercare l’adesione a tutti i costi possa rischiare di condurre ad una protezione ridotta dei diritti fondamentali16. La maggior parte della dottrina è però concorde nel sostenere l’adesione: ciò per evitare divergenze nell’interpretazione della CEDU fra le due Corti, Corte di Giustizia delle Comunità europee e Corte europea dei diritti umani, e per assicurare che la Comunità sia soggetta allo stesso meccanismo di controllo del rispetto dei diritti fondamentali che vale per gli Stati membri, cioè il ricorso alla Corte europea di Strasburgo17. 12 Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, Dichiarazione comune sui diritti fondamentali, 5 aprile 1977, in GUCE, 27 aprile 1977. A questa dichiarazione, nella quale le tre istituzioni si impegnano a rispettare i diritti dell’uomo così come essi risultano nelle Costituzioni degli Stati membri e nella CEDU, dà particolare rilievo J. PIPKORN, La Communauté européenne et la CEDH, RTDH, 1993, p. 227, per il quale essa rappresenta un impegno “tant politique que juridique”. Contra F. CHALTIEL, L’Union Européenne doit-elle adhérer à la CEDH?, RMC, 1997, p. 37, secondo il quale la dichiarazione non costituirebbe che “un engagement moral”. 13 Il riferimento al rispetto della CEDU è contenuto nell’art. F§2 del Trattato di Maastricht e reiterato nell’art. K2§1 per l’insieme dei problemi che, ex art. K1, sono oggetto delle disposizioni sulla cooperazione intergovernativa in materia di giustizia e affari interni. A norma dell’art. K1, questa cooperazione è realizzata non solo nel rispetto della CEDU, ma anche secondo quanto previsto dalla Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 28 luglio 1951. 14 L’art. 130U del Trattato CEE dispone infatti che, nel settore della cooperazione allo sviluppo, “La politica della Comunità (…) contribuisce all’obiettivo generale di sviluppo e consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, nonché di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. 15 P. PESCATORE, La Cour de justice des Communautés et la Convention européenne des droits de l'homme, Mélanges Wiarda, Berlin-Bonn- Munchen, 1990, p. 451. 16 “La recherche du mieux risquerait fort de n’etre que l’ennemie du bien”: così F. CHALTIEL, L’Union Eur., op. cit., p. 50. 17 Con l’entrata in vigore del Protocollo 11, avvenuta il 1° novembre 1998, la Corte europea per i diritti umani ha sostituito la “vecchia” Corte europea, sciolta dopo mezzo secolo di attività. La vecchia Corte, con giudici part time attivi una settimana al mese e metodi pensati nel 1950 per poche decine di casi, non era più in grado di smaltire le migliaia di ricorsi (12 mila nel 1997) che ora giungono ogni anno a Strasburgo. Il nuovo Tribunale agirà secondo un meccanismo diverso da quello seguito in passato: finora tutte le istanze venivano indirizzate alla Commissione europea dei diritti dell’uomo, che svolgeva un ruolo di “filtro” mentre ad occuparsi delle istanze accolte e non regolate consensualmente erano, poi, sia il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa che la Corte europea, le cui sentenze erano esecutive nei singoli paesi interessati. Il Protocollo 11, invece,
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L'adesione della Comunità europea alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Teresa Capula
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Stefania Bariatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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